Rimini, annata agraria da mani nei capelli

Dicembre 2014

RIMINI – Si è tenuta lo scorso 5 dicembre l’Assemblea annuale dei delegati della Cia di Rimini, la prima dopo l’ingresso dei comuni dell’alta Valmarecchia nell’organizzazione riminese. È stata quindi anche l’occasione per consentire l’ingresso negli organi dei rappresentanti del territorio precedentemente inserito nella provincia di Pesaro – Urbino.

Il presidente della Cia di Rimini, Lorenzo Falcioni, ha presieduto la sessione e nella sua introduzione si è soffermato in particolare sull’andamento dell’annata agraria da poco conclusasi. I dati climatici, prima considerazione, parlano di una piovosità che ha superato i 1.200 millimetri, un dato veramente eccezionale oltretutto con una distribuzione tale da danneggiare le principali produzioni del nostro territorio: cereali, frutta, ortaggi, vite, olive da olio. La combinazione di questi eventi ha fatto sì che il 2014 sarà ricordato come uno dei peggiori anni per l’agricoltura riminese.
Falcioni, proseguendo nella sua relazione, ha analizzato il trend di alcuni comparti produttivi. “Partendo dalla fine, gli olivicoltori di Rimini hanno visto una riduzione delle quantità di olive raccolte di circa il 40%  rispetto a quanto prodotto nel 2013 che già è stato un anno di bassa produzione a causa delle gelate dell’anno precedente”. Il settore vitivinicolo, nell’analisi di Falcioni, ha registrato un grave danno legato alla qualità della produzione: marciumi, malattie fungine e scarsa maturazione hanno contribuito a fare del 2014 la peggiore annata del secolo per la viticoltura locale. I dati forniti dalla Cantina dei Colli Romagnoli per le uve ritirate nella struttura di Ospedaletto, registrano una gradazione media per le uve rosse attorno ai 10/10,5 per le uve bianche non superiore ai 9%. Le quantità in termini di quintali son circa 1.200 tonnellate, l’11% in più dell’annata precedente. Sulla base dei dati disponibili è facile ipotizzare che i maggiori costi sostenuti  e la scarsa qualità delle uve faranno sì che il saldo per ettaro della viticoltura riminese sarà per l’ennesima volta negativo.
Il Consorzio agrario Adriatico ha ritirato, in provincia di Rimini, 2.530 tonnellate di cereali, il 22% in meno del 2013. I cereali, che solitamente sono la cartina di tornasole per misurare empiricamente quanto un anno possa definirsi buono o cattivo, sono stati il raccolto che ha dato il peggior risultato in assoluto, con scarsissime quantità oltre che un valore di borsa ridicoli: per fare un esempio oggi l’orzo nazionale è quotato 18 euro al quintale alla borsa di Bologna, ma ha toccato picchi negativi fino ai 14 euro.
Il comparto ortofrutticolo ha visto un picco di crisi tale che non si può più parlare soltanto di situazione congiunturale: 6.000 giornate lavorative in meno per la raccolta delle pesche nettarine parlano da sole.
Come ogni anno, l’Assemblea è stata anche l’occasione per fare il punto su alcuni temi di attualità, quest’anno in particolare è stato affrontato l’argomento della nuova Politica agricola comunitaria e le sue ripercussioni sulle imprese riminesi. Denis Pantini, responsabile agroalimentare di Nomisma, ha descritto gli scenari futuri con le opportunità ma anche con gli obblighi che derivano dalla nuova Pac. Una Pac che si presenta con più vincoli, maggiori complicazioni e una riduzione degli importi per gli agricoltori “storici”. Mirco Zampana, responsabile Caa della Cia di Rimini, ha mostrato ai presenti alcune simulazioni sulla base di dati strutturali di alcune aziende tipo riminesi che hanno permesso  di  verificare in concreto l’impatto della nuova Pac. L’Assemblea si è chiusa con il rinnovo degli organi provinciali e la ratifica del bilancio 2013.

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