Interventi diffusi contro la sete d’acqua

Settembre 2017

Antonio Dosi, presidente Cia Emilia Romagna

I segnali sono evidenti. C’è siccità. Ci sono temporali furiosi. Le colture si disseccano. Il clima cambia, questo ormai pare sicuro, ma la questione del clima non è solo il distacco dell’iceberg Larsen C dai ghiacci del Polo Sud, ma anche cosa accadrà in Italia.

E accade che l’Italia debba prepararsi a un cambiamento del modo di produrre e a un cambiamento nel modo di gestire il territorio. Con un clima diverso, con un modo diverso di piovere e di non piovere, cambiano la produzione e il consumo di elettricità, le colture, i princìpi per progettare le infrastrutture.

L’Ispra (Istituto superiore protezione ambientale) ha provato a riassumere in una frase il cambiamento del clima rilevato l’anno passato: “Temperature medie annuali sempre sopra la media, particolarmente alte nel mese di dicembre 2016, scarse precipitazioni, eventi estremi da novembre con piogge record pari a 583 mm in un solo giorno e 100 mm in un’ora”, gli eventi del 9 settembre scorso a Livorno confermano purtroppo la tendenza in atto.
Secondo Cia la presente crisi non è un fatto episodico ma la situazione con cui sempre più dovremo convivere in futuro. Le relazioni delle Università, degli stessi centri meteo Arpae, attestano come il clima sia cambiato anche in Emilia Romagna: ammontano ad oltre 250 milioni di euro le perdite provocate in Emilia Romagna alle coltivazioni e agli allevamenti da un andamento climatico del 2017, che si classifica al secondo posto tra i più caldi e siccitosi dal 1800.

Anche sulle opere utili occorre mettere in campo interventi diffusi e non più differibili. Non parliamo solo delle grandi opere che ad ogni periodo siccitoso rispuntano dai cassetti, come la diga di Vetto, ma di politiche di corretta gestione dei corsi d’acqua. Creare una rete di piccoli invasi e ridare spazio agli alvei dei fiumi, interventi che oltre a laminarne le piene e rallentarne la corrente, favoriscono la naturale ricarica delle falde sotterranee: un grande bacino idrico nascosto, non soggetto ad evaporazione, e di fondamentale importanza per il territorio.

Concludendo: occorre intervenire tempestivamente, nel modo migliore possibile e non farsi ancora una volta bloccare da quelli del “no sempre e comunque”. Assicurare all’agricoltura l’acqua necessaria per le aziende agricole che, come indicato dalla legge n.36/94 è prioritaria subito dopo il consumo umano, per scongiurare un danno che avrebbe delle ripercussioni gravi su tutta l’economia e la società della nostra regione.

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