Produzione di latte, come contrastare lo stress da caldo

Luglio 2017

Giuseppe Romagnoli

PIACENZA - È un dato di fatto ormai incontrovertibile: le temperature sono aumentate tanto che si parla di progressivo riscaldamento globale del pianeta. I bovini sono dotati di una buona capacità adattativa nei confronti dei cambiamenti, modificando le funzioni basali in modo da mantenere un’adeguata omeostasi fisio-metabolica.

Quando lo stress termico diventa però prolungato od estremo, tali capacità vengono compromesse con gravi ripercussioni sulle funzioni dell’organismo. A riguardo è riconosciuto come il bovino sia particolarmente sensibile allo stress da caldo. Con questa denominazione si intende la condizione in cui l’animale non è più in grado di dissipare un’adeguata quantità di calore al fine di mantenere la sua temperatura corporea all’interno di un range di normalità.

“Un forno a quattro zampe”

È questa l’immagine che un super-esperto, l’israeliano Israel Flamenbaum, ha utilizzato in occasione di un workshop tecnico, per descrivere la fisiologica capacità di una vacca da latte di generare calore. Non deve dunque sorprendere che con l’arrivo della stagione calda e del sole a picco il generoso ruminante vada in sofferenza, cerchi in tutti i modi di diminuire le proprie attività per ridurre la produzione di calore e tenda quindi a manifestare tutti i sintomi caratteristici dello stress termico: calo della produzione, impoverimento qualitativo del latte, peggioramento della conversione alimentare, scadimento delle performance riproduttive e compromissione delle difese immunitarie con incremento delle patologie. Una serie di problematiche piuttosto impattanti dal punto di vista economico, che, come ben sanno gli allevatori, si protraggono ben oltre la fine dell’estate, quando le temperature esterne sono già ritornate alla normalità.

Intanto un dato significativo: la produzione di Grana Padano nel giugno 2017 è diminuita di oltre l’11%, un dato che si ripresenta con puntualità nei mesi più caldi.
Tuttavia è possibile difendere le mandrie dallo stress da caldo, in modo efficace ed economicamente sostenibile.

In che modo?

Secondo gli esperti, per contrastare efficacemente il caldo umido tipico dell’estate italiana, occorre impedire l’irraggiamento solare diretto e favorire il raffrescamento del corpo dell’animale attraverso la combinazione di docce a gocce grosse, capaci di penetrare il mantello e raggiungere la pelle della bovina, e di ventilatori assiali in grado di “sparare” direttamente sulla vacca aria ad alta velocità (3 metri al secondo per una bovina ad alta produzione), in modo tale da favorire l’evaporazione e la dissipazione del calore.
Questo trattamento a base di acqua e aria deve essere fornito nella corsia di alimentazione e in sala di attesa mungitura (o in speciali zone di raffrescamento antistanti i robot di mungitura), mentre nell’area di riposo sarà sufficiente la ventilazione offerta dai destratificatori (“elicotteri”). Massima priorità, infine, alle vacche in transizione (gruppo del close-up e del post-parto) e alle bovine ad alta produzione (primi cento giorni di lattazione), per poi passare agli altri gruppi.

Dotandosi delle apposite attrezzature e applicando specifici protocolli aziendali basati su questi principi, è dunque possibile prevenire gli effetti dello stress da caldo e mantenere le performance produttive e riproduttive su livelli sovrapponibili a quelli invernali. Senza però dimenticare un altro fondamentale suggerimento, ovvero la necessità di prevenire per via farmacologica, con l’aiuto del proprio veterinario, il bilancio energetico negativo e la défaillance del sistema immunitario. Due gravi inconvenienti che riguardano le bovine in transizione e che vengono seriamente aggravati dallo stress da caldo.
Aspetti che conferma l’allevamento di Angelo Veneziani socio della Cia di Piacenza e conferente al caseificio sociale S. Vittoria. Un’azienda di storia antica ubicata a Celleri di Carpaneto (Pc), ma di modernissima concezione, condotta da un dinamico professionista che ha ben compreso quanto l’accresciuta dimensione e l’innovazione tecnologica siano fattori essenziali per ottenere latte di qualità.
“Anzitutto le misure per il benessere animale - ci chiarisce - tra cui il raffrescamento con le pale, la stalla moderna e la collocazione territoriale attenuano la riduzione produttiva.
Comunque a giugno da 40 litri pro capite, siamo scesi, nel periodo più afoso, a 35 litri al giorno di media. Non usiamo le doccette perché alla lunga possono aumentare i casi di bronchiti. La tecnologia è utile soprattutto per le vacche in asciutta e prima e post parto, ma anche l’alimentazione è importante. Aumentiamo i concentrati nella razione per diminuire un po’ la ruminazione.”

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