Riuso, buone pratiche e stoccaggio della risorsa idrica al centro del nuovo Piano di tutela delle acque

Settembre 2017

Paola Gazzolo, Assessore regionale alla Difesa del suolo e della costa, Protezione civile, Politiche ambientali e della montagna

Il cambiamento climatico e le sue conseguenze riguardano sempre più da vicino la vita di ciascuno di noi.

La siccità che quest’anno ha interessato l’Emilia Romagna e l’Italia intera ne è un’ulteriore dimostrazione. Durante l’estate la Regione è stata impegnata nel gestire le criticità insieme a Comuni, Atersir, Consorzi di bonifica e Associazioni di categoria. Già il 16 giugno, il presidente Bonaccini ha decretato lo stato di crisi regionale e la Giunta ha autorizzato le deroghe al deflusso minimo vitale per tutti i fiumi del territorio.

Con l’Osservatorio permanente sugli usi idrici, abbiamo vigilato perché il livello del Po non scendesse mai sotto i 450 metri cubi/secondo a Pontelagoscuro: una garanzia fondamentale per l’agricoltura, da Reggio Emilia al mare. Da subito, per primi in Italia, abbiamo chiesto al Governo la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale. Ci è stata concessa il 22 giugno per le province più colpite, Parma e Piacenza, con uno stanziamento di 6 milioni 850 mila euro che ha permesso di pianificare le opere più urgenti: nuovi pozzi, riattivazione di quelli in secca e lavori per recuperare l’acqua più in profondità.

E ancora: installazione di sistemi per rendere potabile la risorsa idrica prelevata; ricerca di sorgenti alternative, opere per ridurre le perdite della rete. In tutto un pacchetto di 87 interventi in 48 comuni. Lo scorso 15 settembre, come da nostra richiesta iniziale, lo stato di emergenza è stato esteso dal Consiglio dei Ministri all’intero territorio regionale. Sebbene le piogge di inizio mese siano in linea con la media del periodo, l’emergenza non può dirsi superata. Per questo, già ora, serve guardare avanti. La Regione vuole elaborare una strategia capace di prevenire conflitti tra i diversi usi della risorsa idrica.

Con il nuovo Piano di tutela delle acque definiremo gli obiettivi e le azioni da mettere in campo, frutto del confronto con tutti i portatori di interesse, che stiamo avviando territorio per territorio. Già da ora, però, sono chiari i pilastri su cui si fonderà il Piano: il riuso dell’acqua, con la diffusione di buone pratiche come l’impianto di depurazione di Mancasale, nel reggiano, che assicura ogni anno all’agricoltura 5 milioni di metri cubi di acqua depurata di buona qualità; il risparmio idrico e l’efficienza della rete, perché l’Emilia Romagna è già tra le regioni più virtuose, ma dobbiamo fare di più; lo stoccaggio, perché ogni goccia di acqua è preziosa e il Ministro Galletti, proprio a Piacenza, ha annunciato risorse per un Piano invasi che - nel rispetto dell’ambiente - risponda alle necessità di conservazione della risorsa idrica. La cornice in cui operare è chiara. Su queste basi siamo chiamati a costruire politiche efficaci di adattamento e mitigazione ad un clima che muta, una delle sfide principali del nostro tempo.

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