Vuole supportare le imprese gravate da oneri burocratici pressanti

DALLA REDAZIONE – L’Italia, sebbene sia tra i primi produttori di vino al mondo sia per qualità che quantità di prodotto e si giochi il primato con gli storici rivali europei, Francia e Spagna e con rivali emergenti quali Stati Uniti, Cile e Australia, è lo stato con la gestione delle attività di cantina maggiormente onerosa e sempre più burocratizzata.

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Emanuele Bernardi, docente all’Università La Sapienza di Roma

L’attività politica e scientifica di Emilio Sereni (1907-1977), esponente di spicco del Pci, impegnato nella Resistenza al fascismo, senatore della Repubblica e poi deputato, costituisce un bagaglio importante nella storia della Confederazione italiana agricoltori.

Prima come dirigente comunista, poi come parlamentare e presidente dell’Alleanza contadini sorta nel 1955, Sereni, chiamato anche “Mimmo” dagli amici, ha svolto tra i contadini e nelle campagne una continua e incessante azione per l’affermazione di una visione della piccola impresa e proprietà che si differenziasse dalla Coldiretti e desse contenuto paritario alla formula dell’alleanza tra operai e contadini, abbattendo resistenze e pregiudizi presenti nella sua parte politica. Al contempo, sfruttando la conoscenza di molteplici lingue (dal russo al giapponese, dal tedesco all’inglese, al greco e all’ebraico), ha dedicato un notevole sforzo ad approfondire, su basi scientifiche, la conoscenza della storia dell’agricoltura, dal punto di vista agronomico, colturale e culturale, tecnico e politico. Terminata la sua breve, seppur significativa esperienza di ministro nei Governi De Gasperi (1946-47), visse la prima fase della guerra fredda, interpretando la militanza nel partito in termini totali, alla ricerca continua di un rapporto profondo con le masse rurali.

Un rapporto vissuto alla luce del “mito” sovietico nel quale far vivere però la specificità della dimensione italiana, in un intreccio continuo tra nazionale e internazionale. Attento osservatore delle questioni tecniche e scientifiche, operò affinché l’Alleanza dei contadini assumesse una centralità rispetto ai partiti, comunista e socialista, che ne avevano permesso la nascita, secondo un’idea profondamente unitaria del mondo contadino. Un’impostazione che lo induceva a polemizzare frequentemente con le insufficienze della politica agricola dei governi a guida democristiana, con i limiti della nostra presenza in Europa, ma anche a ricercare uno spazio di azione – e quindi di dialogo istituzionale e parlamentare – per la promozione degli interessi reali dei coltivatori diretti.

Questo impegno politico e sindacale si accompagnò sempre alla ricerca empirica e alla riflessione teorica interdisciplinare, ad esempio con la pubblicazione einaudiana, nel 1961, di un testo ormai «classico», come la Storia del paesaggio agrario italiano, che costituisce un punto di riferimento di studenti e studiosi.

Un segno indelebile, dunque, nella storia del mondo dell’agricoltura, della cultura e della politica italiana.

In questi nostri tempi di partiti e partitini anche in campo alimentare (vegetariani, vegani, crudisti, sussisti, no-carb, ecc.) Tugnazz ed io, franchi bevitori, ci attestiamo sui classici. Abbiamo quindi riletto i canti XXIII e XXIV della Divina Commedia dove Dante pone numerosi golosi: in Purgatorio, mica all’Inferno, essendo evidenti le attenuanti generiche prevalenti sulle aggravanti.

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A la santé

Giugno 2017

Maurizio Del Vecchio

Cercando di evitare il salto sul carro del vincitore, bisogna riconoscere che l’atteggiamento del neopresidente francese Emmanuel Macron verso il valore del vino, fa ben sperare. Ovviamente non è esente lo sciovinismo (anzi!) ma il politico dimostra per ora, in questo settore, attenzione alla Francia ed all’Europa.

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