Flessione produttiva per il Kaki

Alessandra Giovannini

DALLA REDAZIONE – Per alcuni la raccolta è iniziata un po’ in anticipo per altri il calendario è stato rispettato ma per la maggioranza il risultato è stato quasi lo stesso. Sembra essere una buona annata quella per il kaki, anche se la discreta qualità non eguaglia l’importante calo produttivo per il freddo intenso invernale che hanno dovuto sopportare le piante. Andrea Grassi Apofruit“Un calo – precisa Andrea Grassi, direttore tecnico agronomico Apofruit – che è stato di oltre il 30% per la varietà Rojo Brillante, particolarmente diffuso in Emilia Romagna, contenuto al 20% rispetto ad un’annata normale, per il Kaki Tipo”. Diverso il parere se parliamo della qualità. “Sembra buona, le piogge hanno fatto cadere diversi frutti ma è aumentato il calibro”.
Un frutto, il kaki che con il suo arancio intenso colora i campi e i cortili fino al tardo inverno e che non manca mai nelle nostre tavole. In Italia la sua coltivazione ha avuto inizio in Campania nel 1916 dove fu impiantato il primo diospireto per poi diffondersi principalmente in Romagna.

Daniele Missere Crpv“Nell’ultimo decennio – conferma Daniele Missere del Crpv – la superficie coltivata è stata di circa 3.000 ettari, con una produzione annuale intorno alle 56.000 tonnellate, di cui il 50% in Campania, seguita dall’Emilia Romagna con il 37% e la Sicilia con il 9%. Nella nostra regione le province maggiormente interessate a questa coltura sono Forlì Cesena (8.000 ton.), Bologna (5.500 ton.), Modena e Rimini (circa 1.000 ton. ciascuna).

Massimo BiondiMa al di là dei numeri, i fatti. “Io raccolgo un po’ in anticipo – dice Massimo Biondi che nella zona pedecollinare di Cesena segue 18 ettari di frutta, uno, in particolare a kaki – e la qualità dei miei frutti biodinamici è buona, non ho ragnature né mosche. Certo, ho avuto della cascola naturale in agosto soprattutto per il Rojo Brillante e questo mi ha fatto perdere circa il 20% della produzione rispetto allo scorso anno”.

Maurizio ZanchiniDi parere un po’ diverso Maurizio Zanchini che raccoglie annualmente circa 300 ql di prodotto a Codrignano, Vallata del Santerno. “Io sono contento, qualità buona e quantità normale”.

Ci spostiamo verso Imola, siamo nella frazione di Ponticelli e chiediamo il parere a Nerio Cassani che produce circa 150 ql di kaki. “La qualità dei miei frutti è la stessa degli altri anni e la produzione è abbondante anche perché ho potato con criterio”.

Nerio CassaniMa un sassolino dalla scarpa Cassani se lo vuole togliere.
“Certo, però, è una campagna difficile quella del Kaki. Non è naturale trovare questi frutti maturi nei punti vendita già a inizio settembre. I consumatori dovrebbero scegliere la frutta quando è il momento e certi produttori hanno l’obbligo morale di attenersi e rispettare i disciplinari di produzione e la maturazione naturale dei frutti. Forse qualcuno non lo fa”.

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