Il florovivaismo italiano vale 2,6 miliardi di euro

Gianni Verzelloni

DALLA REDAZIONE – La produzione delle aziende florovivaistiche italiane è di 2,6 miliardi di euro: 1,3 miliardi per fiori e piante in vaso e 1,3 per i prodotti vivaistici (alberi e arbusti) ed è pari a quasi il 5% della produzione agricola. 14.000 imprese produttive si dedicano a fiori e piante in vaso e circa 7.500 producono piante per il vivaismo, con una dimensione aziendale media più elevata in quest’ultimo settore (dati ISTAT). La produzione delle aziende florovivaistiche italiane è di 2,6 miliardi di euro: 1,3 miliardi per fiori e piante in vaso e 1,3 per i prodotti vivaistici (alberi e arbusti) ed è pari a quasi il 5% della produzione agricola.
14.000 imprese produttive si dedicano a fiori e piante in vaso e circa 7.500 producono piante per il vivaismo, con una dimensione aziendale media più elevata in quest’ultimo settore (dati Istat).
La superficie agricola occupata complessivamente dal settore ammonta a quasi 29.000 ettari, destinati per il 70% a piante in vaso e vivaismo. Le aziende che producono giovani piante floricole ornamentali sono 2.000, per una superficie complessiva di oltre 1.500 ettari.

L’Emilia Romagna non pare essere tra i protagonisti di questo settore, segnando una plv (2016) di 15 milioni 130 mila euro su quella complessiva che invece ha toccato 4 miliardi e 300 milioni; solo Bologna supera i 3 milioni, Forlì-Cesena e Ravenna i 2 (rispettivamente 2,78 e 2,37), ma siamo insomma su valori modesti.
Niente a che fare con la Liguria, dov’è invece il comparto produttivo più significativo dell’agricoltura ligure. Sviluppa circa il 70% della Plv regionale e circa il 60% degli addetti. Si sviluppa nell’area a ponente della regione interessando un territorio che è stato delimitato dall’istituzione del “Distretto florovivaistico del Ponente Ligure”, strumento di programmazione e supporto al settore nel suo complesso. Una realtà che evidenzia due poli produttivi: il comprensorio Albenganese fortemente orientato alla produzione di piante in vaso, verdi e fiorite, con la particolarità della produzione delle “aromatiche” (salvia, rosmarino, timo, ecc.) e quello Sanremese caratterizzato dalla produzione di fiori e fronde recise. Secondo studi Inea, il valore dei fiori e delle piante ornamentali ammonta a poco meno di 394 milioni di euro, pari circa al 63% della produzione ai prezzi di base della branca agricoltura; valori del tutto diversi dai nostri, sia per il floricolo che in generale.

Ci siamo approcciati (da perfetti ignoranti) a questo settore pensando fosse uno di quelli in forte sviluppo, invece ci troviamo a fare i conti con una realtà dove gli ultimi anni sono stati caratterizzati da difficoltà economiche che hanno portato alla riduzione e all’abbandono di molte attività economiche e alla chiusura anche di un gran numero di aziende agricole. Tra le cause si segnalano il progressivo aumento dei costi di produzione affiancato a una diminuzione dei consumi che, nel caso del settore florovivaistico, si aggiunge alla forte concorrenza esercitata dalle imprese operanti in altre aree di produzione, soprattutto all’estero. È l’Olanda il primo produttore, ma anche paesi sudamericani e africani si affacciano ai mercati con prezzi insostenibili per noi.

Allora la realtà ce la siamo fatta descrivere da un floricoltore reggiano, Paolo Codeluppi di Guastalla, che ci ha detto che “lo sviluppo del settore è stato forte negli anni novanta e fino intorno al 2005”, poi le cose sono cambiate; come mai? Per Paolo c’è una spiegazione principale: “la vendita dei fiori da parte della grande distribuzione, fenomeno che si è via via esteso, ma ha compresso fino all’inverosimile i prezzi ed i margini di guadagno”.

Molti dei fiori presenti nei supermercati vengono poi dall’Olanda, anche se vengono ‘acclimatati’ in vivai italiani. Il nostro interlocutore vende però solo ai privati per riuscire a stare a galla. Produce piante in vaso, mentre tra i recisi ha ormai solo crisantemi. Il suo anno produttivo comincia con primule e viole, poi gerani e tutti i fiori primaverili (azalee, begonie, gerbere, crochi, etc.), poi ciclamini, crisantemi, per finire con le stelle di Natale.

Le “mode” hanno un proprio peso, attualmente ci dice – un’azienda importante sta proponendo una cannabis decorativa; negli anni recenti è stata la surfinia ad affermarsi stabilmente; adesso fa tendenza, ma ancora non fa grandi numeri, la moda ‘vegana’ dei fiori edibili, cioè da mangiare.
L’Italia è un Paese esportatore di piante, alberi, arbusti di fogliame e fronde; in particolare tra i principali mercati di destinazione delle nostre piante in vaso si annoverano la Germania, la Francia, i Paesi Bassi, la Gran Bretagna e il Belgio, mentre ai Paesi di destinazione per gli alberi e arbusti già citati vanno aggiunti la Spagna, la Turchia e la Svizzera.

Cia alla recente Fieragricola di Verona ha affrontato il tema del futuro del florovivaismo, in particolare parlando sulle prospettive e sulle opportunità che l’introduzione del nuovo regime fitosanitario Ue, potrà offrire al settore. Da qui all’entrata in vigore del regolamento nel 2019, occorre fare in modo che risponda nell’attuazione, alle esigenze delle aziende, senza portare ad ulteriori appesantimenti burocratici. Il nuovo regime è un’opportunità per la qualità del prodotto Italia, che va sempre più valorizzata e differenziata dal prodotto importato da paesi terzi, che ha prezzi inferiori.

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