Istrici devastano coltivazioni di patate a Montese e Castel d’Aiano

Giugno 2017

BOLOGNA e MODENA - Pungenti ma soprattutto insidiosi e ghiotti di patate: sono gli istrici, animali selvatici che popolano soprattutto l’Appennino. Da alcuni anni la loro elevata densità sul territorio sta creando grattacapi ai produttori, che oltre a mal sopportare le incursioni dei cinghiali hanno a che fare anche con questo selvatico.

La denuncia corale viene dagli stessi agricoltori che segnalano come il numero di questi esemplari sia aumentato enormemente e che cibandosi dei tuberi arrecano talvolta più danni dei cinghiali, peraltro presenti in gran quantità. L’unico sistema per proteggere le colture è la prevenzione con recinzioni e pochi altri mezzi, perché l’istrice è un animale protetto, quindi non cacciabile, perciò anche i meccanismi risarcitori sono assai complicati. Le aree interessate sono quelle dei comuni di Montese (dove la patata vanta un marchio camerale), ma anche aree vocate del bolognese come .

Trattandosi di specie tutelata la competenza dei danni (e dei risarcimenti) spetta alla Regione.

“Da tempo i danni maggiori alle coltivazioni di patate in queste aree non vengono dal cinghiale ma dall’istrice – spiega la Cia -. Recentemente – ricorda la Confederazione - la Regione Emilia Romagna ha autorizzato la cattura degli istrici in almeno due casi: per la difesa idraulica degli argini del Secchia e del Panaro a nord della via Emilia (con rilascio degli animali catturati nei comuni di Prignano, Polinago e Pavullo, quest’ultimo confinante con Montese) e la difesa delle coltivazioni di patate a Castel d’Aiano, in Provincia di Bologna”.

A Montese i danni da istrici sono sempre stati abbastanza contenuti, grazie alle recinzioni dei cacciatori utili per prevenire le incursioni dei cinghiali e che indirettamente diventavano una barriera anche per l’istrice. “Adesso sono diventati più invasivi e dannosi degli ungulati – sostiene la Cia -; le richieste di prevenzione dei pataticoltori sono prevalentemente rivolte a contenere gli istrici. Occorre trovare una soluzione per questa particolare situazione per alleggerire, anche dal punto di vista burocratico i produttori, in un crocevia di danni subiti, competenze per la prevenzione e la liquidazione dei danni di una specie protetta ma in aumento”.

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