L’indicazione ‘prodotto di montagna’ dovrebbe portare benefici in Appennino

Luglio 2017

MODENA - ‘Dovrebbe portare benefici ai produttori dell’Appennino modenese e dare un impulso anche all’indotto”. Commenta in questo modo Cristiano Fini, presidente della Cia – Agricoltori Italiani di Modena il via libera della Conferenza Stato Regioni all’indicazione facoltativa di qualità “prodotto di montagna”.

Il provvedimento dovrebbe dare rilievo alle produzioni montane e al loro valore non solo economico, ma sociale e di tenuta del territorio. Si tratta di uno strumento a disposizione per gli operatori delle zone montane, che potranno accrescere la redditività facendo leva sulla riconoscibilità dei prodotti.

“È una ulteriore possibilità, oltre che incentivo, per evidenziare il lavoro degli agricoltori di montagna che producono qualità della materia prima e dei prodotti trasformati – spiega Fini –; si tratta inoltre di un sostegno ad una agricoltura svantaggiata e che produce con costi maggiori, spese che possono essere compensate dal valore aggiunto, alla vendita, di un prodotto riconosciuto da una dicitura in etichetta ad hoc. Inoltre – prosegue – il valore che genera è utile a mantenere i coltivatori sul territorio che, lo ribadisco, restano un presidio insostituibile delle aree montane e non solo: in una equazione, più reddito e maggior presenza dell’uomo”.

Con il decreto si concretizza quindi uno strumento efficace per gli operatori delle zone montane, che potranno accrescere la redditività facendo leva sulla riconoscibilità dei prodotti, e allo stesso tempo garantire maggiore tutela ai consumatori, che chiedono sempre più trasparenza e informazione.

Per i prodotti di origine animale, in sintesi, l’indicazione facoltativa di qualità “prodotti di montagna” può essere applicata ai prodotti ottenuti da animali allevati nelle zone di montagna e lì trasformati, come, ad esempio il parmigiano reggiano, ma possono beneficiarne anche i prodotti dell’apicoltura, piante e spezie.

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