La filiera corta cresce, racconta il territorio e appaga il consumatore

mercatino vendita diretta

Alessandra Giovannini

Secondo l’ufficio studi Cia Agricoltori Italiani, sono più di 10 mila gli agricoltori (di cui 5.000 aderenti a La Spesa in Campagna) che in tutta Italia vendono i propri prodotti in spacci aziendali o mercatini rionali, locali e cittadini

La proposta riunisce oltre 4.000 specialità tipiche, molte delle quali di solito acquistabili solo nei territori di origine. E questo rispondendo ad una domanda in costante aumento, con le famiglie alla guida di questa tendenza (+10%). Cia stima che 1 italiano su 4, ogni anno, acquista almeno una volta direttamente dal produttore perché ricerca e premia qualità, tipicità e genuinità delle specialità agricole. In Italia, ammonta a circa 1 miliardo di euro ogni anno, il movimento alimentato dalla vendita agricola diretta.

Tutti dati ricordati a giugno in occasione del secondo rinnovo della carica a presidente nazionale dell’Associazione La Spesa in Campagna di Matteo Antonelli. Oggi l’occasione per aggiornare e fare il punto su vari aspetti. “Sono numeri importanti – sottolinea Antonelli – che confermano l’aumento di consumatori che ricercano proprio queste cose e cioè la genuinità dei prodotti, la tradizione, il prezzo giusto. Strutturiamo mercati non solo per la vendita ma anche per diffondere la cultura del mangiar sano e con prodotti di stagione”.

La vendita diretta, insomma, anche per raccontare il territorio. Ecco allora, ancora una volta, l’importanza del mercato contadino, il ruolo della filiera corta e cortissima, dal campo al mercato, nella promozione della biodiversità agroalimentare italiana, custodita dalle aziende agricole espressione di singolarità culturali e paesaggistiche della penisola, oltre che sociali ed economiche. “In questi anni abbiamo costruito un percorso di rilievo. Rappresentiamo tutte le regioni italiane e abbiamo realizzato molte iniziative con la consapevolezza che non esista una ricetta univoca, ma occorra sempre più ragionare considerando l’evoluzione di target diversi di consumatori e la varietà di realtà aziendali che noi stessi rappresentiamo come agricoltori. Stiamo lavorando per questo su opportunità diversificate, che siano importanti occasioni di reddito per i produttori e mercati più strutturati, dalle botteghe in città, alla piattaforma e-commerce o agli itinerari tematici”.
E, a proposito di iniziative, tante sono state avviate e tante ancora sono in via di progettazione. “Intanto, sta andando avanti il progetto che nell’ottobre del 2016 ha visto l’inaugurazione della prima “vetrina” al centro di Roma”.
Un appuntamento mensile che ha come protagonisti in via Bissolati, presso il Cra-Assicurazioni Generali, prodotti sani, genuini, biologici, venduti direttamente dalle aziende agricole. Periodicamente, al suo interno si alternano le regioni per portare nella capitale i saperi e i sapori di tutta l’Italia agricola. “Un’esperienza positiva che ha visto l’apertura temporanea di altre vetrine anche a Torino e a Mogliano Veneto, mentre i prossimi appuntamenti di dicembre sono previsti a Milano.

Certo, una vetrina in un grande centro abitato è un’importante opportunità di contatto tra campagna e città”. E se La Spesa in Campagna arriva in città apre anche le Botteghe. “Un marchio che vuol dire qualità, prodotto del territorio, freschezza e stagionalità. Un luogo dove i produttori agricoli scommettono su questa forma di vendita diretta collettiva, unendosi e dando vita ad associazioni. In un unico punto si trovano i prodotti alimentari della spesa quotidiana, ma anche proposte particolari. L’associazione, nel caso della Bottega aperta a Siena, la storica nel 2012, ha stipulato i contratti necessari, acquistato le attrezzature, assunto il personale per il buon funzionamento che ufficialmente ha un’autorizzazione per mercato coperto. Tutto in autofinanziamento e con il supporto tecnico e professionale della Cia Siena che ha promosso e creduto fortemente in questo progetto. Fare la spesa in Bottega significa anche recuperare una buona cultura alimentare”. Alla Bottega non si fa la spesa di fretta: ci si informa sulla provenienza, sul metodo di produzione, sulla stagionalità, sulle ricette, si scambiano esperienze, si parla con i produttori che riforniscono gli scaffali, si prendono ordinazioni particolari per chi ha bambini piccoli o intolleranze.
“L’attenzione alle etichette, alle confezioni, alla sicurezza alimentare, alla tracciabilità, sono le caratteristiche che vengono garantite in Bottega e sulle quali i produttori investono molto, in quanto le uniche in grado di fare la differenza con la produzione di cibo dell’agroindustria”.
Le ultime in ordine di data ad essere state inaugurate sono state quest’anno quella di Pescara e Firenze. Una scelta consolidata che sta crescendo.

Poi gli accordi e le collaborazioni. “Un’iniziativa alla quale teniamo molto è il progetto presentato a settembre a Torino da Cia Agricoltori Italiani in occasione di Terra Madre Salone del Gusto e realizzato con la piattaforma Ufoody e Amazon che vuole sostenere la ripresa economica delle aziende agricole di Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria. Il progetto promuove la vendita sul web delle prelibatezze enogastronomiche delle aziende agricole del Centro Italia colpite dal sisma. Una selezione di quasi 100 tipicità a marchio “I Prodotti dell’Appennino”, messe in vetrina e già in fase di vendita per più del 50% delle aziende aderenti. Il progetto si inserisce in questo scenario quale acceleratore economico per le aziende agricole, incentivando il rilancio delle attività imprenditoriali con la promozione e la vendita dei loro prodotti”.
Un aiuto per gli agricoltori che hanno fatto molto con il consueto spirito di sacrificio che li contraddistingue ma che ora hanno bisogno di un contributo più orientato a un salto di qualità, anche in grado di rigenerare l’appeal agrituristico dell’Appennino.

Ad ottobre, poi, è stata siglata da La Spesa in Campagna, Anp-Cia e Turismo Verde, un’intesa promossa da Cia Agricoltori Italiani con lo scopo di promuovere l’attività delle oltre 5.000 aziende associate, localizzate su tutto il territorio nazionale e, al contempo, offrire servizi e prodotti di qualità, a prezzi agevolati ai cittadini entrati nella terza età.
“Questo vuol dire che circa 450 mila pensionati potranno andare a soggiornare negli agriturismi e fare la spesa direttamente nelle aziende agricole. La convenzione prevede un ventaglio di proposte a vantaggio dei pensionati che andrà dall’ospitalità rurale alle visite guidate all’interno di aziende di trasformazione, alle gite organizzate nei luoghi di interesse culturale, fino alle degustazioni collettive di cucina contadina. Tra l’altro, l’intesa si propone di realizzare una “Biblioteca dei Saperi” che diverrà, per specificità, la prima esistente in Italia”. Nasce così anche una sinergia che ha anche valenza sociale.

vignetta su filiera cortaParliamo, infine, dell’attualità. La Camera dei Deputati ha approvato ad ottobre la proposta di legge sulla “filiera corta” ed il “chilometro zero o utile”. Una norma che dovrà passare all’esame dal Senato e che prevede la vendita diretta nei mercati alimentari dei prodotti a chilometro zero o utile, cui si aggiungono i prodotti della pesca freschi, pescati e trasformati a una distanza massima di 70 chilometri rispetto al luogo di vendita, e di quelli a filiera corta, vale a dire venduti con non più di un’intermediazione tra produttore e consumatore. “Speravamo più interesse per la filiera corta, non ci interessa tanto la lontananza ma togliere gli intermediari e quindi avere la possibilità di raccontare il territorio ai consumatori e avere un prezzo giusto per l’agricoltore”.

E per il domani? “Il nostro futuro guarda ad un rapporto privilegiato con i consumatori che hanno un ruolo fondamentale nella narrazione dell’agricoltura e dei prodotti”.

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