L’agricoltura tifa per il ritorno dei voucher

L’Inps segnala un aumento del lavoro ‘intermittente’, confermato anche in Emilia Romagna

di Gianni Verzelloni

DALLA REDAZIONE – “Le imprese agricole hanno bisogno di flessibilità. Voucher e pagamenti in contanti devono essere, dunque, sul tavolo dei punti da risolvere.
Eppure, malgrado le aperture del Governo, la flessibilità di cui il settore primario ha assolutamente bisogno non sembra esser contemplata dal Decreto dignità appena approvato dal Cdm. Questo ci preoccupa, ma ci porta anche a chiedere, con sempre più forza, segnali concreti di revisione di alcune disposizioni che non favoriscono quelle imprese che creano e mantengono l’occupazione.In tal senso, come Cia accogliamo con favore l’apertura del ministro delle Politiche agricole Gian Marco Centinaio alla reintroduzione dei voucher in agricoltura, uno strumento per retribuire in maniera trasparente i lavoratori saltuari”. È scritto in un recente post-it del presidente Dino Scanavino.
In effetti dopo l’abolizione dei voucher e la loro sostituzione con i “Presto” (un nome che assomiglia ad uno sfottò, per come funzionano in realtà), nel settore agricolo ci sono stati dati rilevanti per la crescita del lavoro “intermittente”: “in seguito all’abolizione dei voucher a marzo 2017, le imprese “che avevano fatto negli anni precedenti ampio e crescente ricorso alle prestazioni di lavoro accessorio, si sono trovate di fronte alla necessità di ricorrere a forme alternative di assunzione o di (ri)piegare nel lavoro nero”, si legge nel XVII rapporto annuale dell’Inps, presentato nei giorni scorsi alla Camera.
“Gli indizi di tale movimento – prosegue il rapporto dell’Inps – sono stati subito nettissimi fin dal marzo 2017 con l’immediato ritorno alla crescita dei contratti di lavoro intermittente, in precedenza ridimensionati in seguito agli interventi restrittivi della L. 92/2012”.

“Dalla dinamica dei valori cumulati delle assunzioni mensili con contratto di lavoro intermittente emerge nitida l’accelerazione intervenuta a marzo 2017, in millimetrica contemporaneità con l’abrogazione dei voucher; nell’anno che va da aprile 2017 a marzo 2018 le assunzioni con contratto di lavoro intermittente sono state oltre 600.000, pari al +110% rispetto al corrispondente anno precedente (aprile 2016-marzo 2017)”, evidenzia l’istituto. Un dato che trova conferma nella forte crescita dei “cedolini” paga rilasciati dal nostro servizio paghe per le province di Bologna, Modena e Reggio che ha visto aumentare 100 aziende ma oltre 2 mila cedolini, pari a +7,5%; non tutto viene dalla sostituzione dei voucher e va tenuto conto della variabile legata alla stagionalità – precisa la responsabile Stefania Flammia –, tuttavia è sicuramente una bella cifra.

Ricordiamo che i voucher venduti nel settore agricolo sono stati costantemente circa 2 milioni l’anno, per quasi 350 mila giornate lavorative. Nonostante ci siano organizzazioni che denunciano la difficoltà di trovare manodopera stagionale, ai nostri uffici non risultano invece grossi problemi, anche se ci sono attese per il ritorno dei voucher, che diano più possibilità di avere pensionati e studenti, come ci conferma Rita Scotto della zona Reggio ed anche dalla Romagna.

Tornando al colloquio con Flammia, diverse sono le problematiche che ci ha segnalato relativamente ai “Presto” che hanno sostituito i voucher: dalla complicazione nella procedura informatica alle tempistiche che non rispondono alle abitudini delle nostre campagne, dato che il datore di lavoro deve versare in anticipo all’Inps l’importo delle giornate, che il lavoratore riscuoterà solo il mese successivo, quando la norma (non scritta) in vigore da noi prevede un anticipo settimanale ed il pagamento immediato alla chiusura del contratto. Inoltre, incombe il rischio di sanzioni per ogni errore pari a 1.666 euro, che non sono noccioline! Aggiungiamo che i pensionati in particolare temono (a torto) di avere problemi sulla pensione, dato aggravato dalle difficoltà della procedura per chi non ha dimestichezza con gli strumenti informatici. Ora poi è scattato con il primo luglio l’obbligo di pagamento “tracciato”, vale a dire non in contanti, ma questo causerà sicuramente un nuovo problema. Siccome se le nostre zone non stanno soffrendo particolarmente di carenza di manodopera lo si deve al fatto che tra chi si presenta per i lavori in campagna ci sono sempre più “richiedenti asilo”, la nuova procedura rischia di metterli fuori gioco, perché questi soggetti non hanno il permesso di soggiorno elettronico ma un foglio provvisorio, non possono aprire conti correnti e di conseguenza non possono incassare, oltre a non avere codice fiscale ed il diritto alla indennità di disoccupazione come gli altri braccianti.

All’orizzonte ci sono quindi rischi di nuovi problemi, grazie alle “procedure”, eterna condanna dell’italiano, non solo agricoltore.

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