Mais senza micotossine: studiato un metodo biologico efficace

Gianni Verzelloni

GUASTALLA (Reggio Emilia) – Nell’ultima giornata di nevicate, almeno per la pianura, si è tenuto al Palazzo Ducale della città capo distretto della Bassa reggiana, un’interessante iniziativa sul problema delle micotossine nel mais, una delle ragioni che stanno ‘uccidendo’ questa coltura nelle nostre zone e nel nostro Paese, che fino ad un decennio fa era autosufficiente nella produzione, ma ora importa quasi il 50% del proprio fabbisogno. Ha organizzato la mattinata il Consorzio fitosanitario, con il patrocinio del Comune. Il direttore del Consorzio Luca Casoli ha fornito una prima serie di dati interessanti sui fattori meteo: le temperature minime in media crescono di 0.20° ogni 10 anni, le massime di 0.46°; ma nel periodo della coltura, dal 1985 abbiamo sempre più giorni oltre i 35°, quando la crescita del mais è ottimale a temperature tra 24 e 30°, al di sopra la fisiologia della pianta non procede in modo ottimale, ed anche se si dà acqua, si può manifestare stress.

Dal punto di vista delle precipitazioni c’è un calo, ma non particolarmente sensibile in termini assoluti, crescono però i fenomeni estremi: intense precipitazioni, periodi di prolungata siccità. Le temperature invernali poi portano ad anticipare le semine. In definitiva, il periodo di crescita a condizioni ottimali si è abbreviato.

Iliano Franzini è intervenuto a nome degli ‘stoccatori’, ha ricordato che l’aflatossina B1 è una sostanza classificata come cancerogena, con limiti fissati in Italia a livelli più bassi di altri paesi; la prima manifestazione di B1 si è avuta nel 2003, ma il succedersi di annate sempre più calde ha portato a rilevarne la presenza anche nel 2012, 2013, 2015. Ha quindi ricordato le buone pratiche per controllare le aflatossine, anche se in qualche caso si sono registrati dati contraddittori.

Indicatori utili sono: anticipare l’epoca di semina con temperature del terreno intorno agli 8°; scegliere ibridi resistenti al freddo ed agli stress idrici; evitare densità eccessiva di semina; prevenire carenze idriche e nutrizionali, ma anche eccessi di azoto; debellare gl’insetti dannosi che possono aumentare lo stress della pianta.

Quindi, il dr. Mirco Bassoli dell’Ausl, distretto di Guastalla, ha fatto il punto per il territorio di competenza, ricordando che il limite di presenza delle aflatossine è 50 ppb (parti per miliardo), quando però l’autocontrollo segnala la presenza di 40 ppb l’allevamento viene assoggettato a controllo. Detto che ha rilevato come i valori riscontrati nel latte crescono da agosto, cioè dopo che si inizia a raccogliere il mais, ha detto che nel 2017 negli 8 comuni del Distretto sono stati effettuati 44 controlli, tutti negativi in stalla, 3 in caseifici, 1 sui formaggi, anche questi negativi. Ha infine ricordato che il raccolto va fatto con umidità oltre il 22% e che anche la tecnica di trebbiatura ha importanza per evitare contaminazioni del mais, evitando in sostanza le spaccature dei chicchi.

Estremamente interessante l’intervento della prof. Paola Battilani dell’Università di Piacenza. Sono tre i funghi che nel mais producono le aflatossine, che sono normate anche per l’alimentazione animale, a differenza di altre micotossine; Aspergillus flavus è il fungo colpevole, si trova nel suolo, si disperde nell’aria, per questo si possono trovare aflatossine anche fuori dai campi di mais. Il caldo e la siccità ne favoriscono lo sviluppo, lo stress della pianta determina maggiore contaminazione. I controlli in campo svolti da Unicat la trovano sempre presente, la semina precoce diminuisce il rischio di contaminazione, non esistono ibridi “resistenti”.

La Cattolica ha sperimentato il biocontrollo, usando tipi di Aspegillus flavus che non producono aflatossine, rilevando che quando questi ceppi diventano dominanti la contaminazione si riduce enormemente: dalle loro prove -85/93%! Un metodo di lotta biologica che sembra vincente, ne è stato quindi realizzato un formulato commerciale (Pioneer).

Agrimpresa online - Registrazione: tribunale di Bologna n. 6773 del 2 marzo 1998 - email: agrimpresa@cia.it - tel. 0516314340
Direttore responsabile: Claudio Ferri - Presidente: Cristiano Fini - Editore: Agricoltura è vita scarl
via Bigari 5/2 - 40128 - Bologna - P.iva 01818021204

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: