Omaggi floreali dal Kenya

Claudio Ferri, direttore Agrimpresa

Grazie dei fiori. La nota cantante di Sant’Agata bolognese, Nilla Pizzi, (i più anziani se la ricorderanno) nel 1951 con questa canzone si classificò prima al Festival di Sanremo, quando i fiori erano certamente di provenienza nazionale, anzi, ligure.
Chissà se in quel mazzo di fiori donato ad Ornella Vanoni c’erano steli di provenienza extra nazionale. Il dubbio, seppur con tinte ironiche, si insinuerà nei lettori perché in questo comparto, dove l’Italia a livello europeo perde quote di mercato a favore di Francia e Germania, regna la globalizzazione e soprattutto l’intraprendenza di grandi gruppi, che hanno colonizzato nazioni un tempo estranee a queste produzioni.

Tuttavia negli ultimi anni l’export nazionale ha registrato una ripresa, pur senza colmare le perdite dovute alla crisi del 2008. Nell’Europa a 28 i Paesi Bassi restano uno dei maggiori esportatori di fiori recisi con una quota del 55%, seguiti dalla Colombia (18%), dall’Ecuador (9%) e dal Kenya. La coltivazione dei fiori genera ricchezza e crea lavoro: l’export della Colombia, ad esempio, garantisce un reddito per circa 800 mila persone mentre in Kenya due milioni di persone vivono grazie a questo comparto.
Purtroppo, non senza conseguenze sull’ambiente e sulla salute degli operatori: a 150 chilometri da Nairobi, a Naivasha, un lago fornisce acqua per le serre che producono fiori e dove le condizioni di lavoro degli operai sono malsane ed estremamente dure, a fronte di basse remunerazioni. Le acque di scarico inquinate da fertilizzanti e fitofarmaci finiscono poi direttamente nel lago (la cui acqua è vietata alle popolazioni locali) il cui livello si è abbassato.

Queste nazioni hanno acquisito sempre più importanza in un mercato ampio e ricettivo, tant’è che negli ultimi venti anni la Colombia è diventata, dopo l’Olanda, la seconda nazione esportatrice mondiale di fiori recisi. Si parla di circa 7 mila ettari in cui vengono coltivati principalmente garofani e rose.
Per san Valentino, quest’anno, dalla Colombia sono partiti i tre quarti dei fiori importati negli Stati Uniti. Più vicino a noi c’è la Turchia, che non scherza, perché distribuisce in 25 paesi (con in testa quelli europei) e per la festa degli innamorati ha spedito qualcosa come 35 milioni di fiori. Bassi costi, clima favorevole e assenza di norme fanno delle nazioni emergenti – con meno restrizioni e vincoli produttivi – un luogo ideale per compagnie di respiro internazionale che producono e distribuiscono in tutto il modo, quindi anche in Europa.
In questo scenario si colloca la produzione nazionale, sì di qualità, ma che si vede erodere fette di mercato. Allora per competere, come sottolinea nel Primo Piano di Agrimpresa il presidente nazionale del Gie Roberto Chiti, occorre spingere l’acceleratore sulle forme di aggregazione, investire sulla ricerca, sulla sostenibilità delle produzioni e sul valorizzare la multifunzionalità del ‘verde’ in generale.

Articoli correlati:

Agrimpresa online - Registrazione: tribunale di Bologna n. 6773 del 2 marzo 1998 - email: agrimpresa@cia.it - tel. 0516314340
Direttore responsabile: Claudio Ferri - Presidente: Cristiano Fini - Editore: Agricoltura è vita scarl
via Bigari 5/2 - 40128 - Bologna - P.iva 01818021204

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: