Serve una Pac più semplice, equa e che premi gli agricoltori attivi

In un incontro a Comacchio promosso dalla Cia ferrarese l’europarlamentare Herbert Dorfmann ha indicato criticità e possibili modifiche dell’impianto comunitario

COMACCHIO (Ferrara) – “Se verrà confermata questa struttura della Politica agricola comune mancheranno all’appello 300 milioni di euro per alimentare i Piani di sviluppo rurale. Una cifra considerevole se pensiamo che ne servirebbero, invece, 300 in più per far crescere agricoltura e imprese”. Lo ha spiegato Stefano Calderoni, presidente provinciale di Cia Ferrara, in apertura della tavola rotonda “La nuova Pac: domande e risposte sulla riforma”, che si è tenuta lo scorso 22 novembre a Comacchio, in occasione dell’assemblea provinciale di Ferrara. All’evento hanno partecipato: Herbert Dorfmann, parlamentare europeo, componente della Commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale; Davide Vernocchi, presidente di Apo Conerpo; Giuseppe Cornacchia, Cia Nazionale; Luca Trivellato, vicepresidente Agia nazionale, Cristiano Fini, presidente regionale Cia, Stefano Calderoni, presidente Cia Ferrara e Claudio Ferri, direttore di Agrimpresa, che ha moderato l’incontro. Una Pac che, a partire dal 2021, potrebbe portare, dunque, meno risorse nelle tasche degli agricoltori – circa il 4% sul primo pilastro e 15% sul secondo – e rischia di allontanarsi ancora di più dalle esigenze particolari dei territori. Una Politica agricola che non piace al mondo agricolo produttivo, quello che, sempre secondo Calderoni: “Di agricoltura vive”. “Spesso vediamo, infatti, i contributi andare a società che non fanno agricoltura attiva, ma si limitano a speculare anche attraverso il land grabbing (letteralmente accaparrarsi la terra), sprecando risorse che potrebbero contribuire alla nascita di un’azienda giovane che si impegna a produrre, tutelando anche ambiente e paesaggio.”

Ma quale è l’iter di approvazione della Pac e perché questo taglio del budget? Nel corso della tavola rotonda Herbert Dorfmann ha spiegato che ci sono sul tavolo tre proposte di regolamento per la nuova Pac e il 3 dicembre si chiuderanno i termini per presentare emendamenti. L’obiettivo è sottoporre la riforma ad almeno un voto entro aprile, prima delle elezioni previste per il 26 maggio, così da dare una linea di indirizzo al nuovo Parlamento. Questi i passaggi chiave dei prossimi mesi. Poi ci sono le richieste dei vari stati. “L’Italia – ha spiegato Dorfmann – ha chiesto un investimento dell’1,3% del Pil, che coprirebbe tutte le richieste e i nuovi investimenti. Ma in campo ci sono forze che spingono per il taglio dei fondi, prima tra tutte la Brexit, che farà perdere 12 miliardi all’Ue, circa il 7-8% sul totale del bilancio europeo. Però non è giusto dire agli agricoltori: ti diamo meno soldi perché la Gran Bretagna è uscita dall’Europa. In realtà se ci saranno meno contributi sarà perché gli altri stati non sono intenzionati a reintegrare questo budget mancante.”

Anche il Parlamentare europeo ha sottolineato l’importanza dei controlli per verificare che un agricoltore svolga davvero un ruolo attivo. ”Stiamo lavorando – ha continuato Dorfmann – perché questa Pac diventi più “attiva” e premi chi fa davvero l’agricoltore, come ha già sottolineato Calderoni. Non è possibile che, ad esempio, vengano ancora pagati dopo molti anni premi disaccoppiati a chi non produce più una determinata coltura. Se c’è, ad esempio, un agricoltore giovane che vuole produrre riso ma non ha i titoli, come fa a permettersi di investire? È giusto controllare se l’azienda lavora attivamente e in modo innovativo e in questo caso darle di più”. Infine Davide Vernocchi ha auspicato una riforma della Pac che favorisca le Op virtuose e l’aggregazione. “L’Ocm (Organizzazione comune di mercato) è uno strumento imprenditoriale importante e vorremmo – ha detto il presidente di Apoconerpo – che la Pac favorisse l’aggregazione, perché solo Op di grandi dimensioni possono raggiungere mercati lontani. Migliorare il livello aggregativo dà risultati concreti, penso ad esempio all’esperienza di Opera nel settore della pericoltura da anni in crisi, grazie alla quale abbiamo incrementato la Plv del 20%.”

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