“Taglio di risorse alla nuova Pac: proposta indecente”

Cristiano Fini, presidente Cia – Agricoltori Italiani Emilia Romagna

La proposta di riduzione del budget comunitario per l’agricoltura è subdola. Il nostro è senza mezzi termini un giudizio critico su di un importante capitolo contenuto nella proposta della nuova Pac, Politica agricola comune che partirà a partire dal 2020. Apparentemente sembra un lieve taglio, pari al 5%, ma in realtà inciderà per un 7% sul ‘primo pilastro’ (ovvero sono i pagamenti diretti di cui beneficiano gli agricoltori) e un 24% sul cosiddetto ‘secondo pilastro’, cioè quello che riguarda la competitività delle imprese al quale le aziende emiliano romagnole sono particolarmente legate per la forte vocazione all’export. Rilevo inoltre che in questa percentuale manca il calcolo dell’inflazione ed anche il riferimento dell’anno – preso come parametro per la spesa comunitaria – è stato quello in cui i valori erano bassi e non è stata fatta la media dei 7 anni precedenti.

Non può pagare sempre l’agricoltura, questa volta non possiamo cedere, proprio. La proposta avanzata dall’Unione europea rispetto al taglio di risorse all’agricoltura sul bilancio post 2020 è irricevibile per più ragioni: da un lato l’obiettivo da parte della Commissione Ue vuole puntare su agricoltura, sicurezza alimentare e sostenibilità ambientale, dall’altro l’obiettivo deve essere perseguito con un elevato taglio alle risorse messe a disposizione per la nuova Pac. Il risultato è che gli agricoltori italiani pagheranno la Brexit due volte, in quanto inciderà negativamente sulle finanze comunitarie e perché renderà più difficili le esportazioni verso il Regno Unito. Inoltre c’è l’embargo russo: stiamo assistendo allo stesso trattamento riservato al nostro settore rispetto al provvedimento adottato per la Russia, dove per scelte altrui a pagarne le conseguenze economiche è esclusivamente il comparto agroalimentare.

Siamo fermamente contrari a questa proposta di tagli, perché svilisce un intero settore ritenuto strategico da parte dell’Italia e perché ritenuta vessatoria nei riguardi delle imprese agricole.

Poi c’è un altro tema che ci sta a cuore, e riguarda le pratiche commerciali sleali nei rapporti tra imprese nella filiera alimentare. È in corso presso la Commissione Agricoltura dell’Unione europea un dibattito su una proposta che identifica le pratiche sleali vietate negli Stati membri dell’Unione tra cui, ad esempio, il pagamento di prodotti deperibili oltre i 30 giorni dalla consegna o l’annullamento degli ordini di prodotti alimentari deperibili all’ultimo minuto. È importante che la Commissione Agricoltura Ue voti queste importanti proposte entro la fine della legislatura, per assicurare maggiori certezze ai produttori agricoli, troppo spesso vessati da regole che li pongono in condizioni di svantaggio lungo la filiera.

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