Alessia Camaggi: il biologico è il mio futuro

Alessia Camaggi

Erika Angelini

“Ma siamo ancora lontani da una giusta valorizzazione dei prodotti”

IMOLA – Capire da giovanissimi che l’agricoltura, rigorosamente biologica, è la tua strada. Alessia Camaggi ha 24 anni e conduce, insieme al papà, un’azienda agricola a indirizzo biologico di venti ettari a Fabbrica, sulle colline imolesi, dove coltivano pesche, nettarine, albicocche, percoche, susine e cachi. Ma Alessia l’agricoltura biologica l’ha conosciuta presto, perché Maurizio Camaggi è stato uno dei pionieri di questa tecnica produttiva sul territorio.

“Sono sempre stata curiosa del lavoro che la mia famiglia ormai tramanda da generazioni e per questo non ho avuto molto dubbi e, dopo il diploma, ho iniziato ad affiancare il mio papà nella conduzione dell’azienda. Lui mi ha sempre insegnato il rispetto assoluto per la natura, e credo che sia stato questo a spingerlo a provare l’agricoltura biologica quando era ancora una novità. Una vera e propria scelta di vita, dettata da un pensiero molto semplice: più le piante sono coltivate in maniera naturale e preservate nel loro ecosistema, più i prodotti sono buoni, oltre che sani. Naturalmente la fatica c’è, lavorare in campagna a tempo pieno è un impegno considerevole e poi ci sono i problemi che affliggono tutto il settore agricolo, frutticolo in particolare. Perché è vero che i prodotti biologici vengono pagati qualche centesimo di più, ma siamo ancora lontani da una vera valorizzazione, nonostante l’impegno di alcune cooperative. Noi conferiamo ad Apofruit, che ha una linea bio e una catena distributiva anche nella Gdo. Quei centesimi in più, infatti, non ripagano i costi di produzione elevati, fatti anche di lavoro manuale che va a sostituire il trattamento chimico o la spesa per quei pochi prodotti per la difesa che si possono utilizzare. Con il prezzo pagato in più si respira, ma è un respiro corto”. Anche il biologico soffre dei problemi fitopatologici della produzione tradizionale.

“La cimice asiatica è un problema – dice ancora Alessia -. Quest’anno abbiamo avuto una perdita sul pesco del 30% di produzione. Abbiamo deciso peraltro di non utilizzare le reti, perché per esperienza di altri produttori si tratta comunque di una soluzione non completamente efficace, visto che la cimice nidifica in mezzo alle maglie e riesce a entrare. La situazione è disperata e spero che prima o poi, magari grazie alla ricerca scientifica, si troverà una soluzione non necessariamente legata alla scoperta di una nuova molecola, ma più “green”. Nonostante tutte le difficoltà, però, l’agricoltura biologica rimane il mio futuro”.

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