Alla ricerca di un catasto frutticolo

catasto frutticolo

Alessandra Giovannini

RIMINI – “Molti dati sono già in nostro possesso nel circuito delle Op, nelle organizzazioni professionali tramite il fascicolo aziendale o nel settore delle cooperazione. C’è, però, una parte consistente di frutta che non viene rilevata. A causa di questo, a volte ci ritroviamo ad avere produzioni che si pensava in diversi quantitativi e, al momento della raccolta, ci troviamo il mercato intasato dal prodotto che credevamo non ci fosse”. Lo ha detto Antonio Dosi, coordinatore nazionale del Gruppo di interesse ortofrutticolo di Cia – Agricoltori Italiani, nel corso dell’incontro dal titolo “Catasto frutticolo, tra programmazione e aggregazione”, convegno promosso da Cia – Agricoltori Italiani dell’Emilia Romagna che si è tenuto il 9 maggio al Macfrut di Rimini Fiere. Tema dell’iniziativa, quindi, il catasto frutticolo come strumento di programmazione per la frutticoltura regionale, nazionale ed europea, oltre che elemento di conoscenza utile per determinare le scelte politiche delle istituzioni.
Un catasto, questo, che è stato inserito nella legge di bilancio 2019-2021 del 23 dicembre 2018, approvata dalla Camera dei Deputati e poi pubblicata il 31 dicembre 2018 nella Gazzetta Ufficiale n. 302. Uno strumento che sarà chiamato a censire a livello aziendale le superfici destinate a frutta, distinte con l’indicazione delle principali cultivar allo scopo di contribuire alla conoscenza, sostenere le politiche pubbliche e le strategie nazionali, favorire una mirata pianificazione per gli operatori del settore, aumentare la competitività e orientare le scelte strategiche.

Tra i temi sviluppati, quindi, capire quali sono gli strumenti necessari per interpretare l’evoluzione del settore e come fare per implementare la banca dati. L’incontro, poi, è stata l’occasione anche fare il punto sulla situazione del catasto a livello nazionale e mettere in evidenza l’opportunità di istituirne uno a livello europeo. Tutti concordi nel ritenere che questo strumento debba essere disponibile nel più breve tempo possibile, che debba essere snello e che non pesi a livello burocratico. Un catasto dinamico, dunque, e quindi aggiornabile tutti gli anni, che dia in modo efficiente delle proiezioni e, che soprattutto, si possa estendere ad altri Paesi. È necessario, dunque, pensare all’Europa e lo ha fatto anche Stefano Francia, presidente Agia-Cia nazionale (giovani agricoltori) nelle sue conclusioni. “Dobbiamo cominciare a ragionare su un catasto frutticolo europeo che consideri, quindi, anche nazioni come Francia e Spagna importanti per certe produzioni come, ad esempio le pesche e nettarine per la nostra regione. Fare un calendario delle produzioni più veritiero possibile rispetto ai consumi secondo me è strategico. Un altro tema importante e fondamentale è, poi, l’aggregazione della produzione che in Emilia Romagna è buona ma non così in altre regioni”.

“Dal canto suo Elisa Macchi, direttore di Cso Italy, ha ricordato che dal 1998 il Centro raccoglie ogni anno i dati dei propri soci per definire situazioni aggiornate e per sapere cosa si produce. Fondamentale, poi, – ha aggiunto la Macchi – è conoscere non solo le superfici ma anche l’età degli impianti, le varietà, la loro distribuzione territoriale”.

L’assessora all’Agricoltura, Simona Caselli, ha rimarcato l’efficacia dello strumento, una volta a regime, per programmare la produzione. “L’introduzione del catasto – ha detto la Caselli – è condizione necessaria ma non sufficiente perché bisogna tenere conto di come saranno gestiti i dati una volta raccolti e messi a sistema. La vera sfida, tuttavia, riguarderà il reperimento delle informazioni, la realtà italiana è molto disaggregata e, fatta eccezione per le aziende organizzate in Op, temo sarà molto difficile ottenere i dati in maniera precisa e completa, in modo da avere una fotografia reale della situazione”. Soddisfazione per l’approvazione del provvedimento anche da Mirco Zanotti, presidente di Apofruit e da Davide Vernocchi, presidente di Apo Conerpo due tra le maggiori OP del nostro Paese, che da anni hanno adottato lo strumento del catasto interno per programmare e indirizzare le produzioni dei soci e gestirne la commercializzazione dei prodotti. “Apofruit crede profondamente nella necessità di creare un catasto. – ha detto Zanotti nel suo intervento – La richiesta è stata unanime, già da dieci anni, quindi è un bene che finalmente si parta. Noi in cooperativa lo utilizziamo da 40 anni. Sarebbe tuttavia importante avere lo stesso strumento a disposizione su scala internazionale”.

Davide Vernocchi ha messo in evidenza, poi, come solo il 50% della produzione italiana sa esattamente cosa coltivi, il resto sono stime con le quali è difficile fare programmazione. Il valore di un catasto europeo, però, è evidente se si pensa all’utilità che apporterebbe la verifica della reale entità degli abbattimenti in Catalogna o dell’effettiva stima degli impianti di mele in Polonia o di kiwi in Grecia”. Il presidente dell’OI Ortofrutta Italia, Nazario Battelli, ha ricordato, invece, come l’introduzione di questo strumento possa essere utile anche per valorizzare le caratteristiche delle diverse varietà in base alla stagionalità.

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