Aumenta il potenziale produttivo della drupa in Italia ed Europa

albicocche ramo

BOLOGNA – La coltivazione dell’albicocco in Italia ha mostrato negli anni recenti una tendenza all’incremento del potenziale produttivo, aumento in atto in molte regioni del nostro Paese. L’espansione è favorita dalla sommatoria di più fattori, tra cui segnaliamo l’evoluzione delle tecniche colturali, il rinnovamento varietale e l’ampliamento del calendario di raccolta. Da un po’ di anni in Emilia Romagna altri prodotti estivi, come ad esempio le pesche e nettarine, hanno vissuto anni di crisi di mercato ed in questo contesto l’albicocco ha rappresentato un’alternativa per i frutticoltori, oggigiorno con raccolte di prodotto da fine maggio ad inizio agosto.

Il buon andamento di mercato aveva sostenuto le remunerazioni per questa frutticola e contemporaneamente si riscontrava un certo apprezzamento sul territorio da parte dei consumatori. Ricordiamo infatti che le albicocche vengono vendute in modo prevalente sul mercato interno mentre all’esportazione in genere viene destinata una quota non particolarmente elevata (circa il 10% dell’offerta).
Le superfici produttive in Italia sono passate da circa 18.300 ettari di cinque anni fa ai 20.800 ettari del 2018 (+14%). La coltivazione è incrementata di 2 punti percentuali tra il 2017 ed il 2018 pur con un tasso leggermente più contenuto rispetto alle annate precedenti.

L’Emilia Romagna è stata tra le aree che hanno dettato l’espansione. La superficie, nello stesso arco temporale, è salita da circa 4.500 ettari fino a circa 5.600 ettari nel 2018 (+19%). Ciò è avvenuto con l’espansione un po’ in tutte le province della Regione ma in particolare sotto la spinta della parte più romagnola (dal ravennate al cesenate) che oggi sovrasta la più tradizionale area dell’imolese. Più altalenante, rispetto alle superfici, l’evoluzione dell’offerta a causa degli andamenti climatici che spesso incidono sensibilmente sulla produttività della coltivazione.

A livello nazionale l’offerta più elevata si era registrata nel 2012, con poco oltre le 250.000 tonnellate a cui sono seguite annate deficitarie con quantitativi mediamente attorno alle 200.000 tonnellate, per poi salire sopra le 300.000 tonnellate nel 2017, livello quanto di più vicino al potenziale produttivo massimo.
Nel 2018 i quantitativi sono scesi nuovamente sotto le 200.000 tonnellate a causa dell’impatto del gelo ed altri problemi climatici (piogge ed umidità elevata ed in ultimo diverse grandinate in molte regioni).
In Emilia Romagna il picco produttivo è stato raggiunto con il record del 2017 pari a circa 100.000 tonnellate di prodotto (quando mediamente negli anni precedenti l’offerta era mediamente di circa 65.000 tonnellate). Brusco crollo delle rese unitarie nel corso della scorsa annata, caratterizzata da una produzione molto deficitaria pari a meno di 55.000 tonnellate di albicocche.

Il rinnovo degli impianti in atto Italia ma anche negli altri Paesi europei sta comportando un aumento del potenziale produttivo destinato al mercato del fresco da monitorare in chiave futura.

fonte Cso Italia

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