Border Collie e pastorizia: un binomio vincente

Alessandra Giovannini

MORDANO (Bologna) – “Un cane sa ascoltare, e sa persino leggere. Non i libri, quelli sono capaci tutti tranne lui. Il cane sa leggere il cuore dell’uomo”. Con questo aforisma creato da Fabrizio Caramagna si apre l’homepage del sito dell’allevamento Latinborder di Mordano in provincia di Bologna seguito da Laura Caroli che si occupa tutti i giorni dal 2013, oltre che di pecore, anche di cani. In particolare, almeno oggi, di dieci border collie. “Solo la passione, quella vera, – sottolinea Laura – ti fa iniziare e, soprattutto, proseguire questa attività”. Da una parte si cucina e si somministra carne ai ‘border’, dall’altra si prepara il pascolo. “Sono due specie molto diverse ma sempre di allevamento di animali si tratta”. Ma rimaniamo con gli amici più pelosi.

“La mia è un’azienda agricola e posseggo partita Iva, come richiede la legge e, grazie alle normative, la mia domanda come primo insediamento è andato a buon fine, il che vuol dire che, invece di due mutui, ne pago solo uno”. Questo, però, non significa che le difficoltà sono superate. “No. Il problema più grande è la concorrenza dei privati. Chiunque può fare una cucciolata, e quindi i prezzi cambiano. La percentuale dell’Iva al 22%, poi, secondo me, è troppo alta, non corretta per un settore che coinvolge animali da affezione. La mia è una razza che si vende ancora, ma faccio fatica a darli al prezzo che vorrei”.

Passione e difficoltà anche per Giancarlo Grandi titolare dell’allevamento Della Rocca Sforzesca di Sesto Imolese, frazione di Imola in provincia di Bologna. “Il nome lo ha scelto l’Enci, l’Ente nazionale della Cinofilia Italiana tra quelli da noi proposti. Il mio è un divertimento, una passione che ho da quando sono piccolo. Sono tre anni che ho questo allevamento e nelle cucce dormono venti cani”. Ma si guadagna abbastanza allevando setter e pointer? “Non c’è un vero guadagno. Per i cani da caccia come quelli che seguo io, poi, non c’è mercato. Ormai i cacciatori hanno dai 45 ai 70 anni, i giovani sono pochi e poi c’è crisi, ci sono pochi soldi e si sceglie di fare altro. Magari lo comprano per la durata della stagione poi lo rivendono”. Certo, non lo puoi mettere in vetrina o riporlo nell’armadio come il fucile.

Eppure si stima siano quasi 7 milioni i cani in Italia, su almeno 60 milioni di pet complessivi, ormai membri a tutti gli effetti delle nostre famiglie. Questo almeno secondo il decimo rapporto Assalco – Zoomark il compendio annuale sul mondo dei pet, presentato a Bologna l’anno scorso in occasione del salone internazionale sui prodotti e le attrezzature per gli animali da compagnia, Zoomark International. La passione, dicevamo, degli allevatori ma, soprattutto, da loro una raccomandazione.

“Prima di prendere un cucciolo informatevi sulla razza. Non tutte sono uguali, ogni cane ha il suo carattere. Avvicinatevi all’amico a quattro zampe che più si adatta al vostro ambiente e abitudini”. Almeno in quest’occasione possiamo scegliere.

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