Con l’agricoltura conservativa migliora produttività e fertilità del suolo

Giuseppe Romagnoli

PIACENZA – Con l’agricoltura conservativa migliora la fertilità del terreno e si mantengono buone rese, il tutto in linea con le nuove tendenze per un’agricoltura sempre più eco-compatibile. I risultati delle sperimentazioni attuate in questo settore sono state oggetto del convegno conclusivo del Gruppo operativo per l’innovazione Optimagri, finanziato dalla Regione Emilia Romagna nell’ambito del Psr 2014-2020 dedicato alla “ottimizzazione dei sistemi agricoli conservati attraverso una migliore gestione delle tecniche colturali”.Il Gruppo operativo per l’innovazione è stato costituito dall’Università Cattolica del Sacro Cuore – Ucsc (capofila), Azienda agraria sperimentale Stuard e dal Centro ricerche produzioni animali.
Il convegno è stato caratterizzato dagli interventi di Vincenzo Tabaglio dell’Università Cattolica che con Andrea Fiorini ha trattato dell’agricoltura conservativa ed ottimizzazione delle pratiche agricole e potenziamento della funzionalità biologica. Sandro Cornali dell’azienda sperimentale Stuard di Parma ha illustrato i risultati produttivi delle pratiche conservative, mentre Federico Ardenti della Cattolica ha parlato degli effetti sulla qualità del suolo grazie alle pratiche conservative.

Hanno chiuso gli interventi Gianpaolo Sarno e Stefano Nannetti della Regione Emilia Romagna; il primo ha illustrato le misure agroambientali e l’agricoltura conservativa nel Psr, mentre il secondo ha trattato delle politiche regionali sull’innovazione in agricoltura.

Il progetto Optimagri, è stato caratterizzato dal tentativo di introdurre, calibrare e valutare sistemi agricoli conservativi in grado di mantenere gli standard produttivi dell’agricoltura convenzionale; di tutelare le risorse naturali sulle quali si fonda la produzione di alimenti e ridurre l’impatto ambientale dell’attività agricola. Durante il biennio progettuale (2017-2018), il gruppo operativo ha implementato e monitorato prove di campo sperimentali/dimostrative, finalizzate alla valutazione degli effetti dell’agricoltura conservativa sulle rese (mais e soia) e sui principali paramenti di fertilità del suolo.

Le attività di campo hanno avuto luogo presso il Centro di ricerche per la zootecnia e l’ambiente (Cerzoo Srl) di Piacenza, l’azienda agraria sperimentale Stuard di Parma, e le aziende agricole Caminati e Lalatta, site rispettivamente nei comuni di Rivergaro (Pc) e Fraore (Pr). In ciascuna azienda, è stato confrontato un sistema agricolo intensivo, incentrato sull’aratura come lavorazione principale del terreno e su un elevato impiego di input esterni, con un sistema agricolo conservativo, basato sulla non-lavorazione del terreno e sull’utilizzo delle cover crop. I risultati progettuali hanno permesso di documentare, nell’ambito dell’agricoltura convenzionale, la progressiva diminuzione della fertilità del suolo, dovuta prevalentemente al basso ricircolo di sostanza organica nell’agrosistema, al deterioramento della struttura e alla scarsa biodiversità.
Di contro, nell’agrosistema conservativo sono stati misurati trend di miglioramento della fertilità, riconducibili all’aumento della dotazione organica, al consolidamento della stabilità strutturale del terreno determinata dall’azione delle radici, e agli indici biologici.

Le performances produttive dei due agrosistemi non hanno permesso di individuare differenze di resa. I risultati ottenuti nell’ambito del progetto Optimagri dimostrano che l’applicazione “su misura” dei principi conservativi alle caratteristiche pedologiche specifiche può ridurre gli insuccessi e garantire una pronta risposta degli agro-sistemi in termini di produttività.

 

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