Crollo della produzione di miele per l’andamento meteorologico avverso: apicoltori in difficoltà

Settembre 2016

Alessandra Giovannini

Crolla la produzione del miele per l’andamento meteorologico avverso e gli apicoltori sono in difficoltà. “C’è stata una perdita di fioritura per piogge alternate a vento e bassa temperatura. – precisa Giancarlo Naldi, presidente dell’Osservatorio nazionale Miele che ha sede a Castel San Pietro Terme.

– Le api non sono uscite dall’alveare per raccogliere il nettare necessario per la produzione del miele e il prodotto è mancato”.

Come dice Adriano Mattarozzi dell’Azienda agricola La Torre di Monte San Pietro in provincia di Bologna, “Le api si sono consumate le scorte e sono arrivate durante la fioritura praticamente alla fame, quindi si sono sostenute anziché fare la produzione”. Una crisi che confermano anche altri apicoltori. “L’acqua di maggio e giugno – spiega Massimo Maccarelli che produce nella zona di Castel San Pietro Terme mediamente 200 ql di miele – ha causato la mancata fioritura di numerose specie arboree, come il tiglio e l’acacia. La pioggia assieme al freddo hanno determinato la crisi delle api. Quest’anno avrò una perdita economica del 60%, la mia produzione è la metà dello scorso anno”.

E l’aumento del prezzo oscilla tra il 10 e il 20%. “La situazione in collina è tragica – aggiunge Filippo Ferri dalla Vallata del Santerno che di quintali ne produce solo 3 ma che da quattro anni segue questo settore con grande passione. – Si può stimare una perdita di 2/3 della produzione in collina. Meglio è la situazione in pianura, ma le difficoltà ci sono comunque. Il miele che ne ha risentito di più è quello di acacia che è anche il più richiesto e, quindi, il più retribuito”.

Dati definitivi solo tra qualche giorno ma i segnali negativi sono già evidenti.

“Facciamo però un distinguo. – sottolinea Naldi – Segnali meno in Italia per le grandi produzioni, acacia e agrumi, in Emilia Romagna oltre all’acacia anche i millefiori primaverili, ma ci sono produzioni come il coriandolo che, anche nella nostra zona, hanno dato riscontri molto positivi, con punte produttive fino a 50 Kg di raccolta per alveare”.
E a proposito di coriandolo Naldi racconta. “Quest’anno durante la Fiera del Miele che si terrà a Castel San Pietro Terme dal 16 al 18 settembre, dedicheremo un seminario alle potenzialità e criticità derivanti dalle coltivazioni da seme verso un possibile accordo interprofessionale che potrebbe essere molto interessante”.
E per fare progetti è importante avere dei numeri. “Quest’anno – dice ancora Naldi – avremo per la prima volta l’anagrafe delle api italiane. Oggi sappiamo che in Italia ci sono circa12.000 apicoltori professionisti ma possiamo stimare che ce ne possano essere almeno altri 30-35.000 che non possiedono partita Iva. Come Osservatorio crediamo che i numeri degli apicoltori professionisti siano più alti, alla fine dell’anno confronteremo le cifre”. A proposito di cifre, la nostra regione si fa onore. “In Emilia Romagna – continua Naldi – la produzione è alta, il 13-14% di quella nazionale. Le rese produttive medie sono oltre 40 Kg per alveare, la produzione all’anno è nell’ordine delle 3.000 tonnellate, gli alveari sono oltre 100.000. È un settore molto importante perché c’è professionalità, monitoraggio e assistenza. Un settore che può fare da traino a livello nazionale”.

Un’affermazione che condivide anche Marco Bergami, presidente della Cia Agricoltori Italiani di Bologna. “Abbiamo una qualità del nostro miele che è superiore a tutto il resto del miele del mondo. Insieme alla Regione Emilia Romagna, ai produttori e ai consumatori dobbiamo fare in modo che questo sia un elemento distintivo di qualità. Dobbiamo, quindi, comprare e consumare miele italiano”.
Un consumo consapevole che non fa solo bene al portafoglio ma anche alla salute.
Molto miele viene importato dall’estero, in particolare dall’Ungheria, Cina, Romania, Argentina e Spagna, dove sono permesse coltivazioni Ogm che possono contaminare il polline senza alcuna indicazione in etichetta. Mangiare miele italiano è facile, basta leggerne sulla confezione la provenienza. Tornando a casa nostra rileviamo un altro problema. “Siamo preoccupati – dice ancora Filippo Ferri – per i tanti furti di alveari, soprattutto nel bolognese. Non sappiamo più cosa fare per contrastare questo fenomeno”.

Alveari che costano anche 400 euro, per non parlare dei soli melari rubati, che vogliono dire comunque il lavoro di un anno intero per il miele che contengono. “Una vigliaccata – chiude Naldi”.

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