Diga di Vetto: eppur si muove

Torrente Enza
Un convegno a Bibbiano per parlare di clima ed esigenze idriche

BIBBIANO (Reggio Emilia) – “Oggi possiamo finalmente affermare di essere a un passo dal traguardo. Dopo decenni di discussioni, studi, dibattiti, polemiche, la realizzazione di un invaso tra Reggio e Parma non è più solo un’ipotesi ma un progetto concreto che diventerà realtà. Spero il più presto possibile. Perché il territorio ne ha un bisogno semplicemente vitale. E in primis l’agricoltura”. Parole di Arianna Alberici, vicepresidente Cia Reggio, nel corso del convegno ‘L’agricoltura tra siccità e alluvioni’. I cambiamenti climatici e la strategia degli invasi’ che si è tenuto a Bibbiano, nel cuore della Val d’Enza dove vengono coltivati i foraggi per il Parmigiano Reggiano.

Arianna Alberici

Gli ospiti erano Giammaria Manghi, sottosegretario della Presidenza della Regione, Luca Lombroso, meteorologo Ampro, presidente Emilia Romagna Meteo aps, William Pratizzoli, Arpae, Domenico Turazza, direttore Bonifica Emilia Centrale, Meuccio Berselli, segretario generale Autorità di Bacino distrettuale del Fiume Po e Cristiano Fini, presidente Cia Emilia Romagna. Oltre cento cittadini erano presenti in platea, tra cui la parlamentare Antonella Incerti, i sindaci della Val d’Enza ed esponenti di Confindustria, Consorzio Fitosanitario, Consorzi Irrigui, Iren e Sabar. L’idea di uno sbarramento delle acque dell’Enza all’altezza di Vetto non è certo una novità. I primi progetti per una diga “risalgono a ormai quasi 160 anni fa, quando si iniziò a ragionare sullo sfruttamento delle poderose correnti del torrente nella zona vettese – ha sottolineato Alberici -. Per affrontare i problemi irrigui già all’inizio degli anni ‘80 i Consorzi di Bonifica richiesero la realizzazione della Diga. Questa richiesta, sostenuta dalla stessa Regione, portò il Ministero dell’Agricoltura a definire la Diga di Vetto ‘Urgente ed Indifferibile’, dando valenza nazionale. Questo portò alla progettazione, all’appalto e all’inizio dei lavori nel 1988”.

Nell’agosto del 1989 i lavori “furono sospesi per la redazione dello Studio di Impatto Ambientale, che in tre anni di studi definì la Diga perfettamente realizzabile sotto tutti gli aspetti”. Eppure quei lavori non sono più ripresi. “Sterili contrapposizioni politiche e ideologiche hanno bloccato tutto”, ha denunciato la vicepresidente Cia Reggio. “Ora vediamo finalmente la luce in fondo a questo lunghissimo tunnel – ha rimarcato -. L’Autorità di distretto del fiume Po, su incarico della Regione, sta infatti elaborando le strategie per la pianificazione idraulica-irrigua del territorio. E i primi risultati verranno divulgati a inizio settembre”.

Alberici ha lanciato l’allarme sui cambiamenti climatici: “Stanno già mettendo a dura prova il nostro territorio, e in primis l’agricoltura. Per rendersene conto è sufficiente guardare cosa è successo dall’inizio dell’anno. Alluvioni e siccità sono le due facce della stessa medaglia. E le situazioni climatiche saranno sempre più estreme e ravvicinate nel tempo. Noi non la pensiamo come il presidente Trump. Noi viviamo ogni giorno sulla nostra pelle gli effetti dei cambiamenti climatici. Noi siamo con il movimento di Greta Thunberg”. Alberici ha concluso affermano che l’invaso fa parte “della lotta ai cambiamenti climatici. Perché punta a non sprecare l’acqua: a ottimizzarla nei periodi di siccità e trattenerla in quelli piovosi. La diga è dunque un intervento anche di carattere ambientalista. Chiediamo, dunque, a tutti i soggetti coinvolti di sostenere con decisione il progetto. Sono i fatti a chiederci di agire in fretta, la posto in gioco a imporci di farlo al meglio”.

Lombroso ha poi presentato i suoi studi: “Il clima reggiano si è tropicalizzato. A maggio era addirittura sovrapponibile a quello del Costarica. E sarà sempre peggio se non interveniamo con urgenza: eventi estreme e temperature sempre più elevate metteranno a dura prova il territorio”.

Ha aggiunto Pratizzoli: “I dati in nostro possesso mostrano come le temperature reggiane si sono innalzate di 1,8° in poco più di mezzo secolo. È molto preoccupante”.

Sulle dimensioni dell’invaso principale, Turazza ha affermato: “Spero sia di grosse dimensioni. Ma attendiamo i risultati dello studio. In progetto abbiamo comunque la realizzazione di invasi di piccole dimensioni sul corso dell’Enza e in altre zone del territorio per fronteggiare in breve tempo l’emergenza siccità”.

Berselli ha quindi annunciato: “A settembre presenteremo l’analisi economica e la valutazione d’impatto sulla realizzazione del progetto principale. Entro fine anno ci sarà il documento finale e di sintesi. Non ci saranno rallentamenti, corriamo spediti: sulla questione è in gioco la nostra credibilità”.

Il convegno è stato concluso da Fini: “I cambiamenti climatici sono una drammatica realtà che penalizza in primis noi agricoltori. Occorre mettere in campo al più presto una serie di azioni concrete per evitare che ‘la casa bruci’, come ha affermato Greta Thunberg. Ognuno deve fare la sua parte e noi imprenditori siamo decisi a fare la nostra a 360 gradi”.

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