“Dovremo fare una rivoluzione agricola per un futuro migliore”

Chiara imprenditrice agricola

Erika Angelini

Chiara Michelon conduce un’azienda agricola di 100 ettari a Mezzogoro

Mezzogoro (Ferrara) – Giovane, anzi giovanissima rispetto alla media del settore, piena di idee e progetti per migliorare l’agricoltura, quella che ha scelto come professione e che a volte non va nella direzione che vorrebbe. Chiara Michelon, 25 anni, conduce un’azienda agricola di cento ettari insieme al papà, nelle zone di Mezzogoro (Fe). Fin da piccola ha “respirato” e vissuto il lavoro in campagna e, dopo il diploma e il praticantato da geometra, ha deciso di dedicarsi completamente a un’attività che sembrava “scritta” nel suo destino. Non senza le difficoltà dell’essere una giovane donna che sceglie un lavoro difficile, spesso duro e pieno di ostacoli.

“In azienda – spiega Chiara – coltiviamo riso, soia, mais, grano e prodotti ortofrutticoli destinati soprattutto alla vendita diretta, quindi a filiera cortissima, nella nostra sede a Mezzogoro. I miei genitori mi hanno trasferito il rispetto e la passione per questo lavoro e, una volta terminato il mio percorso di studi, ho deciso di affiancarli a tempo pieno, anche se naturalmente ho dato una mano in azienda fin da ragazzina. Come accade spesso a chi fa l’agricoltore non ho una mansione precisa: un giorno seguo la contabilità, un altro mi ritrovo a fare il meccanico perché un attrezzo non funziona, un altro mi occupo della vendita diretta. Il problem solving qui è davvero pane quotidiano.

Per lavorare in questo settore occorrono passione e motivazione – continua Chiara – e spesso non bastano, perché ci si scontra con delusioni e ostacoli invalicabili. C’è l’eccesso di burocrazia che ti schiaccia e ti fa perdere tempo; ci sono i prezzi che ti impediscono di fare reddito e investimenti; ci sono leggi per il Made in Italy che non lo tutelano pienamente; ci sono i Psr che, così formulati, danno false speranze ai giovani. Sono consapevole di dire una cosa “scomoda”, ma i bandi ti danno un aiuto iniziale magari per aprire l’azienda o comprare attrezzature, ma se non hai alle spalle una famiglia che lavora nel settore o soldi per ulteriori investimenti finisci per non farcela, soprattutto con le condizioni di mercato attuali.

Penso – conclude Chiara – che noi giovani agricoltori dovremmo essere più uniti e far sentire di più la nostra voce. Un po’ come hanno fatto i pastori sardi che ho ammirato moltissimo, perché hanno combattuto con coraggio e determinazione per ottenere un prezzo giusto. Ecco, forse dovremmo davvero fare una “rivoluzione”, per rivoluzionare il settore agricolo e crearci un futuro migliore”.

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