Grandine e vento del 22 giugno hanno compromesso le colture agricole in Emilia Romagna arrecando danni per milioni di euro

pere grandinate

La recrudescenza dell’ondata di maltempo non ha risparmiato le produzioni pregiate della regione in un’annata iniziata sotto l’insegna delle incertezze meteo climatiche. È stata inoltrata la richiesta dello stato di calamità al Governo e l’avvio della delimitazione delle aree colpite al fine di attivare gli ammortizzatori sociali e il rinvio delle rate dei finanziamenti bancari

Cia segnala che la normativa prevede lo sgravio fiscale e contributivo a favore delle imprese agricole che hanno almeno il 30% della Plv danneggiata: purtroppo le dotazioni finanziarie sono insufficienti. Riportiamo una sintesi dei danni nel territorio emiliano romagnolo

BOLOGNA

Non solo vigneti, frutta e sementi ma anche insalata. La grandine e il vento di giugno, infatti, hanno picchiato duramente anche sulle foglie leggere delle lattughe rovinando il raccolto. “Una situazione apocalittica – racconta Marco Tagliavini che insieme al fratello Loris coltivano 40 ettari tra ortaggi e cereali in via degli Orti alle porte di Bologna –. La grandine era paragonabile a noci sparate da cannoni. Troppo per le nostre colture ed ecco allora quattro ettari di gentilina, trocadero e brasiliana andate totalmente distrutte e compromessi 23 ettari di cereali e tre ettari di barbabietole biologiche, tra l’altro un nuovo progetto partito nell’aprile di quest’anno. Produzioni ortive che erano destinate al 50% alla grande distribuzione e per il resto alle riviere della Liguria, Toscana e Sardegna, un lavoro estivo appena iniziato. Una fornitura oggi compromessa”. Certo il clima negli ultimi anni è cambiato ma un’avversità così pesante non se l’aspettava nessuno. “In cinque anni abbiamo visto gli eventi atmosferici mutare continuamente – dice ancora Tagliavini -. A volte abbiamo dovuto sopportare anche tre grandinate in una stagione e se un agricoltore non ha previsto questo evento vuol dire che ha sbagliato a programmare il suo lavoro ma questi, sono veramente casi eccezionali. Se a questo, poi, ci aggiungiamo anche i prezzi del mercato è una situazione difficile da sostenere”. Ci sono aiuti e assicurazioni. “Noi agricoltori – dice ancora Tagliavini – sembriamo privilegiati da tasse e contributi comunitari ma produciamo a cielo aperto con tutte le conseguenze che questo vuol significare. E per quanto riguarda le assicurazioni, visto la bassa marginalità che oggi i nostri prodotti hanno, non possiamo accollarci costi aggiuntivi come le assicurazioni”.

REGGIO EMILIA

vigneto grandinatoLa grandinata ha colpito nella zona orientale della provincia, da Casalgrande a Scandiano a Rubiera. “I danni maggiori si registrano nella viticoltura, in particolare per i vigneti del lambrusco dove, in alcuni casi, vi sono perdite che superano il 50% – inizia l’analisi Antenore Cervi, presidente Cia Reggio -. Oltre al presente, il rischio è che i problemi si ripercuotano anche sul 2020: i grossi chicchi di grandine hanno, infatti, talmente danneggiato i tralci più importanti, da vedere compromessa, in taluni casi, anche la produzione del prossimo anno”. Ma perdite importanti vi sono anche “per le piante da frutto e le colture sementiere in pieno campo tra cui frumento, mais, colza e girasole”. Non è tutto. Il vento forte ha causato problemi anche a impianti, stalle, serre e capannoni. Le stime dei danni causati al solo settore agricolo emiliano romagnolo dal maltempo di maggio avevano superato i 60 milioni di euro. Ora questa nuova ‘mazzata’ che aggiunge problemi ai problemi.
Il presidente allarga poi il discorso: “La drammatica siccità dei primi quattro mesi dell’anno e un maggio straordinariamente freddo e piovoso, non sono altro che manifestazioni di una unica preoccupante questione: i cambiamenti climatici. Le conseguenze sono allarmanti per violenza e frequenza. Ormai ha perso senso parlare di ‘eventi eccezionali’. Purtroppo fanno sempre più parte della nuova normalità. E gli agricoltori sono i primi a essere penalizzati nel loro lavoro quotidiano dagli eventi estremi”. Cervi sottolinea che è necessario mettere in campo “misure per proteggere le colture, come ad esempio reti antigrandine”. Ma potrebbe non bastare. Nei giorni scorsi l’assessore regionale Caselli ha spiegato che occorre una diffusione massiccia della cultura associativa (i fondi comunitari coprono il 70% dei premi) e la nostra Regione sta investendo da anni risorse importanti in progetti di innovazione che stanno mettendo a punto metodi nuovi di difesa passiva, ma soprattutto buone pratiche, già sperimentate in campo, per la mitigazione e l’adattamento.

ROMAGNA

Grandine e forte vento nel ravennate, forlivese, cesenate, nel riminese violenti acquazzoni. “La situazione è molto grave, anche perché si aggiunge ai pesanti danni di maggio che avevano già superato, secondo le prime stime, i 60 milioni di euro nella nostra regione – afferma il presidente di Cia – Agricoltori Italiani Romagna, Danilo Misirocchi -. A fasce, e con diversa intensità, tutta la Romagna è stata interessata: dalla dorsale appenninica, alla pianura al mare”.
Albicocche, pesche, susine, pere, uva, grano, orzo, mais, orticole, sementiere: di nuovo sotto stress, di nuovo verifiche per cercare di capire quali conseguenze ci saranno sulle colture dopo gli ultimi violentissimi temporali del 22 giugno. Molte le colture a ridosso della raccolta, altre in maturazione. Alcune colture, come ad esempio alcune sementiere, erano già in affanno per le temperature troppo alte e il troppo secco di giugno. Dalle prime ricognizioni post maltempo emerge che l’area ravennate è stata la più colpita: devastato il territorio di Massa Lombarda da una forte grandinata con grandi chicchi e raffiche di vento, sfiorato Conselice, mentre nella frazione di San Patrizio grandinata ingente. Lugo, in frazione di Santa Maria in Fabriago: grandinata accompagnata da forti raffiche di vento ha causato danni ingenti alle colture e alle strutture: impianti di vigneto rovesciati e capannoni agricoli con tetti e pareti divelte.
Sempre nel lughese fortemente colpite le frazioni di Bizzuno e San Potito, Bagnacavallo, forte grandinata in frazione Masiera con ingenti danni alle colture; grandinata disastrosa ha attraversato Fusignano fino ad Alfonsine Nord frazione Taglio Corelli. Alcune aziende hanno segnalato oltre alla grandine, anche caduta di filari di vigneto. Mais steso a terra in quasi tutte le frazioni colpite dalle raffiche di vento.
“Danni che si aggiungono a danni – sottolinea Misirocchi – e che compromettono sempre più l’agricoltura di un intero territorio, la liquidità delle aziende agricole (già in affanno da tempo non solo a causa del meteo), con effetti che si riversano anche sull’indotto”.

MODENA

lattughe grandinateUn danno che supera il 4,5 milioni di euro, pari al 66,7 %, e che riguarda 3.393 ettari tra frutteti, vigneti e seminativi nei comuni di Nonantola e Castelfranco Emilia, tra i più colpiti dalla grandinata: è solo una stima parziale che i tecnici della Cia hanno fatto sui due territori martoriati dalle ‘bombe’ di ghiaccio.
“La ricognizione precisa svolta dai nostri tecnici – spiega Alberto Notari, presidente di Cia – Agricoltori Italiani della provincia di Modena – riguarda 160 imprese agricole che fanno riferimento alla nostra associazione, ma ci sono almeno altrettante nostre aziende nei comuni Carpi e Modena, per i quali stanno terminando le stime e i danni, se comprendiamo tutte le imprese agricole ricadenti in tutti i territori colpiti, potrebbe essere anche di 4 volte tanto”.
Sempre nei due comuni oggetto di indagine della Cia, emerge che sui 127 ettari di pere il danno è stato del 99,1%, pari ad un valore di 1.382.000 euro, mentre su 170 ettari di vite poco più della metà dell’uva è andata distrutta, con gravi compromissioni sui tralci legnosi e quindi sulla produzione futura. Qui si parla di 640 mila euro andati in fumo. “Anche il 25% delle foraggere sono andate perdute – sottolinea ancora Notari – con un danno di oltre 363 mila euro per una superficie di 1.324 ettari, come pure 891 ettari di frumento che hanno subito un danneggiamento del 52,6%, arrecando una perdita economica di 591 mila euro”.
È prevedibile, secondo la Cia, che il secondo semestre del 2019 vedrà diverse imprese agricole in sofferenza. “Auspichiamo già da ora che si possano programmare e prevedere moratorie sui finanziamenti in essere – si raccomanda infine Notari – consentendo alle aziende di superare questo impasse negativo.
Anche il ruolo dei consorzi fidi in questa delicata situazione può essere determinante alla sopravvivenza di un settore che deve sottostare alle leggi della natura anche quando le stesse si manifestano particolarmente avverse”.

BASSA PARMENSE

bassa parmense grandinataIl maltempo ha colpito la Bassa Parmense nella giornata dell’11 di giugno con grandinate e violente raffiche di vento. La zona più danneggiata è stata quella del comune di Sissa Trecasali, in particolare lungo l’asse che da Viarolo si sviluppa verso Ronco Campo Canneto, San Quirico, Trecasali, Sissa e Coltaro. In questa zona sono state colpite, in particolare, le piantine di pomodoro da industria, da poco trapiantate, e le colture cerealicole, allettate. In alcuni casi il forte vento ha provocato anche il sollevamento delle coperture di stalle e capannoni agricoli.

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