Il Parmigiano riprende quota: scorte in calo e produzione in crescita

Febbraio 2017

BOLOGNA – Gli Stati Uniti si confermano il primo mercato a livello internazionale (con un import pari a 10 mila tonnellate), in Europa se ne consuma di più

(oltre un 4%) mentre la Russia segna il passo: il Consorzio del Parmigiano Reggiano porta a sintesi una annata, quella del 2016, che pare sia da incorniciare, almeno se la si confronta con l’anno precedente in cui le quotazioni medie erano scese a 7,65 euro/kg.
Il ‘re dei formaggi’ è quindi in ripresa, in particolare il balzo in alto dei prezzi c’è stato nella seconda parte del 2016, quando i prezzi all’origine da poco più di 8 euro/kg di giugno sono saliti ai 9,66 euro/kg di dicembre, consentendo di chiudere l’anno con una quotazione media pari a 8,63 euro/kg, con un incremento del 12% rispetto al 2015.

“Una decisa inversione di tendenza – sottolinea il presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano, Alessandro Bezzi – che continuiamo a registrare anche in queste prime settimane del 2017, con quotazioni vicine ai 10 euro/kg”.
“Siamo lontani – spiega Bezzi – dalle quotazioni medie del 2011 e 2012 (rispettivamente 10,76 e 9,12 euro/kg), ma gli attuali valori, uniti alla buona tenuta dei consumi interni, ad un flusso di esportazioni che continua a crescere in modo rilevante e ai nuovi investimenti previsti dal piano quadriennale del Consorzio, creano condizioni complessive in grado di offrire migliori prospettive a quei 3.000 allevatori e 339 caseifici artigianali che compongono il nostro sistema e che nel 2014 e 2015 hanno pagato il prezzo di una pesante crisi”.
I dati forniti dal presidente Bezzi e dal direttore Riccardo Deserti confortano queste previsioni, a partire da un andamento dei consumi interni che ha registrato un incremento dello 0,3%, per arrivare poi al +5,8% segnato dai mercati esteri, che con oltre 49.000 tonnellate rappresentano ora il 37% sul totale, con una quota raddoppiata negli ultimi dieci anni. “In Italia – spiegano Bezzi e Deserti – gli effetti positivi delle nuove azioni del Consorzio a sostegno dei consumi si sono avvertite soprattutto nel dettaglio tradizionale e nelle vendite dirette (anche on-line) da parte dei caseifici, ma anche all’interno della Gdo, con vendite sostanzialmente stabili in presenza di una flessione degli altri formaggi duri Dop e di una crescita dei prodotti similari non Dop del 2%”.

Decisamente positivi, e per alcuni aspetti sorprendenti, i dati sull’export, che stanno registrando un testa a testa tra Usa e Francia, per molti anni indiscusso mercato leader per il Parmigiano Reggiano. “Se si considera il fatto che proprio negli Stati Uniti e in Canada registriamo il concentrarsi di imponenti fenomeni di imitazione e di “italian sounding” che disorientano e danneggiano consumatori e produttori – sottolineano il presidente e il direttore del Consorzio – è evidente che questa crescita è particolarmente importante e rende evidente l’efficacia delle azioni intraprese in questi anni con le catene distributive nordamericane e gli esportatori, ma anche delle azioni di informazione e di denuncia rispetto a pratiche che in quei Paesi sono comunque ritenute legittime e non contrastate per legge, come invece accade nell’Unione europea”.

Sulle prospettive future del Parmigiano Reggiano, orientate ad un cauto ottimismo, incide anche il calo delle scorte nei magazzini, con giacenze che al novembre 2016 apparivano del 2,2% inferiori a quelle dello stesso mese 2015. “L’insieme di questi fattori, ma soprattutto le nuove risorse che il Consorzio investirà a sostegno dei consumi – sottolinea Bezzi – consente di valutare senza eccessive preoccupazioni la crescita della produzione registrata nel 2016, che ha visto salire a 3.469.000 il numero delle forme, con un aumento del 5,1%”. “Nel prossimo quadriennio – spiega al proposito il presidente del Consorzio – investiremo 15 milioni in più sulla comunicazione in Italia e all’estero e sulla vigilanza (in particolare sul prodotto grattugiato, cui sono destinate nuove risorse per 1,25 milioni), e a questa cifra si aggiungeranno i flussi derivanti dalla contribuzione differenziata legata ai piani produttivi (una contribuzione aggiuntiva, in sostanza, a carico di quanti non rispettano i livelli produttivi assegnati), che per il 2016 ammonteranno a circa 5 milioni”.
“In un quadro di regole stabilite dai piani produttivi – che per il 2017 prevedono un incremento dello 0,8% della produzione rispetto ad una quota di riferimento che ammonta a 17.620.000 quintali di latte destinato alla trasformazione – nostro obiettivo – prosegue Bezzi – non è comunque quello di “ingessare” la produzione, ma, al contrario, quello di aumentare le vendite in Italia e di rafforzare ulteriormente i progetti con gli esportatori per conquistare nuovi mercati, rafforzando ulteriormente anche tutto il sistema di vigilanza e di contrasto alle imitazioni”.

Nei primi dieci mesi del 2016, e nella sola Unione europea il Consorzio ha messo in atto più di quaranta azioni di contrasto in sede stragiudiziale, amministrativa e di denunce che hanno portato a interventi d’ufficio da parte delle autorità competenti in otto Paesi europei: emblematico, al proposito, quello avvenuto al Sial di Parigi, ma anche lo “stop” imposto in Polonia al deposito del marchio “Parmezza”. Cinque interventi di diffida sono poi stati messi in atto negli Stati Uniti a carico di altrettante società che proponevano salse, formaggi (alcuni contenenti anche cellulose), piatti pronti o confezioni di grattugiato ingannevolmente ispirate al Parmigiano Reggiano, tre in Vietnam, con opposizione del Consorzio al deposito dei marchi “Reggianto”, “Parmesan” (denominazione in uso esclusivo al Consorzio) e addirittura “Parmigiano Reggiano”, precedute dal nome del produttore.

Sui canali web sono stati effettuati 390 interventi di rimozione di offerte e siti ingannevoli.

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