La filiera avicola italiana copre il fabbisogno nazionale, è viva, ma richiede una fiscalità agevolata e un sostegno con programmi di sviluppo

Angela Garofalo, ufficio Politiche zootecniche Cia nazionale

Un settore per certi aspetti sottovalutato ma nei numeri estremamente forte: il settore avicolo incide notevolmente nell’agroalimentare italiano, sul fatturato agricolo il 4.9% per il pollame e 2.3% per il comparto uova (dati istat 2017) generando un valore complessivo di 4.189 mln di euro. La realtà avicola italiana è composta da 15.300 aziende in produzione di cui oltre 6.000 professionali, che impiegano 38.500 addetti nella fase agricola. Sono 1.600, invece, le imprese per la fase di trasformazione (macellazione, sezionamento, lavorazione uova) con 25.500 addetti.
In Europa, l’Italia è il 6° maggior produttore di carni avicole e il 3° produttore di uova. La quasi totalità della produzione avicola italiana fa riferimento alla filiera integrata, l’86% risulta gestito da aziende in soccida.

In Emilia Romagna sono presenti numerosi allevamenti avicoli, 1/5 della produzione avicola italiana proviene da questa regione. Sul suo territorio si produce il 29.5% di carni avicole e il 15% delle uova italiane.

È importante sottolineare che la filiera avicola è l’unica tra quelle zootecniche ad avere un tasso di autoapprovvigionamento pari al 107% ed un saldo della bilancia commerciale positivo. Infatti le carni avicole sono le più consumate in ambito domestico (34%), registrando nel 2017 un consumo pro capite/anno di 21 kg.

Nonostante i dati positivi, le emergenze sanitarie e problemi legati alle norme sulla sicurezza alimentare (influenza aviaria e “caso Fipronil”), hanno costretto molti allevamenti al rinnovo del patrimonio animale, creando brevi vuoti produttivi ed incrementi dei prezzi e conseguente chiusura di diverse aziende. Fortunatamente le “emergenze” sono state gestite con rapidità ed efficienza sia dal mondo allevatoriale, che in molti casi ha provveduto a sottoporsi volontariamente al sistema di controllo, sia da quello della sicurezza sanitaria, che ha individuato ed isolato i primi focolai rapidamente. Una situazione che ha creato danni ingenti a tutti i produttori avicoli nelle regioni del Nord Italia. Inoltre, il comparto negli ultimi anni ha dovuto affrontare un profondo cambiamento strutturale, a seguito del Regolamento sul benessere animale emanato dalla Comunità europea.
Cia – Agricoltori Italiani intende continuare a tutelare gli operatori del settore e nei tavoli istituzionali pone continuamente attenzione alla semplificazione burocratica: la presenza di vincoli normativi stringenti (benessere animale, smaltimento deiezioni, ecc..,) ma soprattutto il livello considerevole dei costi di alimentazione (che influisce per l’80%) determina un notevole impatto sui costi di produzione. Il settore ha livelli di marginalità molto bassi e diventa fondamentale mantenere i regimi fiscali agricoli agevolati attualmente in vigore.

La Confederazione chiede poi attenzione al settore da parte della politica agricola.

È necessario, infatti, sostenere gli allevatori con programmi di sviluppo di lungo respiro, che consentano l’ammodernamento delle strutture per garantire il benessere animale e ridurre l’utilizzo di antibiotici. Importante è creare un percorso condiviso con il territorio per proteggere le aree a maggiore vocazione avicola (come l’Emilia Romagna) sotto l’aspetto sanitario e produttivo, favorendo la riconversione di alcuni tipi di allevamento e la loro delocalizzazione in aree più idonee.

Riguardo infine alla difesa delle produzioni nazionali e sostegno all’export, per la Cia il comparto avicolo e la produzione di uova restano un punto di forza per l’Italia e come tale deve essere tutelato, maggiormente qualificato e difeso dai pericoli esterni. A tal proposito Agrinsieme ha espresso parere favorevole alla timbratura obbligatoria delle uova in allevamento all’audizione in commissione Agricoltura alla Camera.
L’etichettatura delle uova fornisce maggiori garanzie al consumatore e al produttore, non solo può evitare frodi, ma tutela anche le condizioni igienico-sanitarie, l’indicazione del Paese d’origine valorizza il nostro prodotto che eccelle per standard e qualità degli allevamenti. I nostri allevamenti devono confrontarsi con la concorrenza dai minori costi di produzione, bisogna rendere più competitive le nostre produzioni, non dimenticando questo settore negli accordi commerciali con i Paesi terzi.

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