Maltempo e piogge ritardano la semina del riso

risaia

Erika Angelini

FERRARA – C’è molta preoccupazione tra i risicoltori della provincia di Ferrara, dove si coltivano oltre 7.000 ettari di riso, per un andamento climatico che sta facendo ritardare le semine di almeno venti giorni. A causa delle piogge abbondanti, solo il 10%-15% del riso è stato seminato alla fine di maggio, periodo nel quale le operazioni di semina avrebbero già dovuto essere concluse. Chi ha già seminato, invece, avrebbe bisogno di temperature superiori a 15 gradi per ottenere una germinazione in tempi accettabili, intorno a 7-10 giorni. In queste condizioni, invece, il riso sta rimanendo in acqua da oltre due settimane o più, e la risaia è diventata terreno fertile per il proliferare anomalo di insetti, tanto che in certi casi occorrerà riseminare. I risicoltori che stanno riscontrando i maggiori problemi sono quelli che hanno deciso di seminare in file interrate, che non prevede l’allagamento del bacino di risaia prima della semina, per non avere dispersione di seme, non usare trattamenti e ottenere una maggiore adesione delle piantine al terreno. Con i campi pieni di fango e le continue precipitazioni, si tratta di un’operazione davvero difficoltosa, per la quale occorrerà aspettare un clima più secco.

Ma cosa porterà questo ritardo?

In un’annata “normale” alla fine di maggio tutte le varietà di riso dovrebbero essere germogliate perfettamente perché, teoricamente, chi semina a file interrate lo fa attorno al 10 aprile, mentre per la semina tradizionale non si dovrebbe andare oltre il 20-25 aprile. Anche in caso il clima migliorasse sensibilmente e i risicoltori riuscissero a concludere le operazioni di semina in poco tempo, servirebbero una decina di giorni per veder spuntare le prime piantine. Questo provocherà, inevitabilmente, un ritardo complessivo delle successive fasi vegetative, dalla spigatura alla trebbiatura.

Basta pensare che ci sono alcune varietà di superfini di qualità con un ciclo molto lungo, che spigheranno da ferragosto in poi rischiando di andare incontro agli sbalzi termici di quel periodo – capaci di provocare aborto fiorale e il non riempimento della cariosside – e a una minore luminosità. In più c’è il problema di chi già ha acquistato il seme e forse non riuscirà a seminare, con un danno economico considerevole.

I prossimi giorni saranno, dunque, cruciali per capire quanto riso riuscirà, di fatto a essere seminato e quale sarà l’andamento generale della produzione nel ferrarese.

semina del riso

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