Maltempo, partenza a rilento della stagione apistica

miele nelle arnie

Alessandra Giovannini

“Le condizioni meteorologiche particolarmente avverse di questa prima parte dell’anno, molto prolungate al nord, confermano il grave impatto del cambiamento climatico in atto che rende più intensi e frequenti gli eventi estremi, molto dannosi per l’apicoltura”

È stato Giancarlo Naldi, direttore dell’Osservatorio nazionale, tra i primi a mettere in evidenza l’emergenza per l’apicoltura nell’avvio di stagione 2019. “Le temperature invernali al di sopra della media – continua Naldi – hanno portato ad un buon sviluppo delle famiglie che all’uscita dell’inverno si presentavano ben popolate, ma con poche scorte a causa della scarsa importazione nettarifera dovuta al clima siccitoso e ventoso di fine inverno. L’abbassamento della temperatura nella primavera 2019 ed il perdurante maltempo ha causato frequentissimi episodi di sciamatura, complicando ulteriormente la vita dell’apicoltore”.
Un’apertura di stagione apistica, dunque, che conferma il peso dei fattori limitanti sulle grandi potenzialità dell’apicoltura italiana, “fattori – conclude Naldi – che rendono fragile il settore, senza considerare le gravi difficoltà di mercato dovute alla concorrenza del miele d’importazione, di bassa qualità”.

Giorgio-BaracaniUna situazione confermata anche da Giorgio Baracani, vicepresidente di Conapi il maggiore consorzio italiano di apicoltori e apicoltore lui stesso a Castel Guelfo -. Dopo un pessimo 2017 e un 2018 discreto, almeno nelle nostre zone, questo 2019 che mette a rischio l’intera produzione. Ma io dico sempre che i conti si fanno alla fine”. Adesso, infatti, si attendono altre fioriture. “Il primo miele – ricorda Baracani -, quello di acacia, il più pregiato, è completamente mancato. Adesso c’è la fioritura del tiglio, poi il coriandolo, la carota e sembra, almeno per il momento, che le cose vadano meglio”.

Beatrice MuratoriTra le negatività anche la necessità di nutrire le api impossibilitate a produrre. “Avevamo le casse vuote di miele e di polline – racconta Mauro Muratori che con la figlia Beatrice (nella foto) curano circa 200 arnie e i suoi ospiti in località Savigno a Valsamoggia in provincia di Bologna -. Dovevamo mantenere le covate. Quindi, mancato reddito per il mancato raccolto e ulteriori spese per sostenere le api”. E come se non bastasse le sciamature. Tante, troppe. “Fa parte del ciclo vitale – spiega Muratori – ma quest’anno è esagerato, sembra un riscatto del 2018. Non c’è giornata che non ci chiamino. Io ho fatto, in altri periodi, 30 sciami in un anno, quest’anno ne ho fatti 30 solo in un mese”.

Sorpreso e preoccupato anche Maurizio Nenzioni, apicoltore imolese che ha al suo attivo 350 alveari. “Mi occupo di apicoltura da quasi trent’anni – dice Nenzioni – e non ricordo di aver mai visto una situazione così tragica a livello di alveari. Certo, in passato, è capitato di perdere una raccolta di miele, magari per un brusco calo delle temperature in primavera che ha compromesso le fioriture. Ma mai, dico mai, la situazione è stata così difficile. In realtà tutto è iniziato con i migliori auspici con un inverno mite e un aprile abbastanza buono per le fioriture a livello climatico. Poi, dai primi di maggio, sono arrivati pioggia e temperature rigide che sono durate per un mese intero, proprio nel periodo in cui la Regina ha deposto le uova e le api raccoglitrici erano pronte per uscire. Gli alveari sono regrediti: la Regina ha smesso di deporre, le api di uscire per cercare nutrimento e hanno attaccato il miele di scorta finché, esaurito anche quello, sono morte. Naturalmente abbiamo cercato di nutrirle con acqua e zucchero e prodotti appositi, ma quando non c’è il polline è come nutrire un bambino con solo pane, a un certo punto mancano tutti gli altri principi nutritivi e nascono i problemi”.

Maurizio NenzioniPer il futuro Nenzioni è pessimista. “Ovviamente pesa la perdita del raccolto di acacia, ma pesa ancora di più il fatto che sarà praticamente impossibile o molto difficile recuperare. Si tratta proprio di una questione tecnica: la Regina con il caldo ha ricominciato a deporre, le uova si schiuderanno in una ventina di giorni e ne serviranno altri venti perché le api siano pronte per uscire dall’alveare, quindi a metà luglio. Nel frattempo dovrebbero lavorare le api mature, ma sono rimaste in poche e anche quelle che ci sono ritornano spesso a “mani vuote”, forse perché non trovano il nettare giusto o il polline è poco. E consideriamo che a luglio non ci sarà quasi più nulla in fioritura e si dovrà iniziare a intervenire sui melari. Si tratta di un vero disastro”.

Preoccupata anche la Cia di Imola che auspica, vista la situazione di gravità, anche un intervento del Fondo di solidarietà nazionale per un sostegno concreto agli apicoltori che hanno subito questi ingenti danni da maltempo.
Situazione difficile, come abbiamo visto, e preoccupazione per gli apicoltori che non pensano solo al miele e al loro guadagno ma anche alle stesse api e alla loro funzione determinante per gli equilibri degli ecosistemi. Una consapevolezza e una passione per questi insetti indicatori biologici e sentinelle che allertano sul pericolo della trasformazione dei paesaggi, che manifesta anche Beatrice Muratori, figlia di Mauro che, dopo le scuole superiori, ha iniziato a seguire le api. “Sì, è vero ci sono difficoltà e problemi ma dopo un interesse iniziale per questi insetti, adesso la mia è diventata una vera passione. è il mio lavoro e mi ci dedico a tempo pieno. è un lavoro impegnativo nell’apiario e in laboratorio ma dà anche tante soddisfazioni. È bello quando la gente torna dopo aver comprato una confezione di miele e ne vuole un’altra perché gli è piaciuto quello che hai prodotto. Per il futuro penso ad un progetto sulla cosmesi e ad una fattoria didattica per raccontare ai bambini, e non solo, come si fa il miele. Perché l’ape non solo punge”.

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