Manodopera risorsa preziosa

Fini Cristiano

Cristiano Fini, Presidente Cia Emilia Romagna

Ortofrutta fa rima con manodopera. Non siamo ancora nel vivo della annata agraria che già si ripresenta l’annoso problema causato dalla mancanza di una risorsa preziosa e indispensabile. La raccolta stagionale potrebbe essere intralciata da un incremento insufficiente di lavoratori stranieri previsto dallo specifico decreto.

Alle porte della stagione estiva è necessario dare risposte alle esigenze delle imprese agricole, la cui sostenibilità economica è già ampiamente destabilizzata dai bassi prezzi delle materie prime. Sarà forse più complicato affrontare la raccolta nei prossimi mesi, alla luce anche della scarsa richiesta di lavoro come bracciante da parte di lavoratori italiani, handicap che si somma al progressivo ricambio generazionale tra la forza lavoro nazionale. Allo stesso tempo è necessario mettere mano ad una defiscalizzazione del costo della manodopera, al fine di rientrare nella competitività con altre nazioni a vocazione frutticola, Spagna in testa.

Gli imprenditori agricoli chiedono quindi che vengano attuate politiche per una maggiore flessibilità del lavoro e sottoscritti accordi con agenzie interinali fortemente radicate sul territorio, capaci di dare risposte concrete alle aree rurali.

Con questa prospettiva, in campagna, con il risveglio vegetativo, si fanno le prime ipotesi su come sarà l’annata dal punto di vista produttivo e dopo un inverno anomalo. Vengono rilevate situazioni diverse nello sviluppo delle colture, con comportamenti atipici nelle pere, ad esempio, la cui fioritura lascia a desiderare su alcune cultivar, ma soprattutto preoccupa la perdita di molte piante che non hanno vegetato. Va meglio per le albicocche, la cui produzione ad oggi non è stata compromessa dalle gelate tardive. Intanto la pericoltura nazionale ed emiliano romagnola sta vivendo nuovamente un momento difficile, caratterizzato da quotazioni non remunerative. I prezzi liquidati ad oggi e gli acconti versati ai produttori sono troppo bassi e al limite dei costi di produzione, con il rischio di compromettere un settore strategico per il comparto ortofrutticolo regionale.

L’Italia è infatti il secondo produttore in assoluto e il primo produttore europeo di pere: dalla Penisola provengono oltre il 35% dei quantitativi totali europei con una produzione fortemente concentrata in Emilia Romagna e in modo particolare nel triangolo formato dalle province di Ferrara, Modena e Bologna.

Oltre a fronteggiare le avversità dovute ai mutamenti climatici e agli agenti patogeni, cimice asiatica in primis, il produttore deve fare i conti con prezzi corrisposti assolutamente inadeguati a fronte di investimenti in azienda consistenti.

Ricerca varietale e aggregazioni in campo commerciale possono rappresentare una soluzione, ma tutta la filiera deve essere responsabile ed evitare contrapposizioni ed individualismi.

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