Meccanizzazione e biologico nel futuro dell’asparago

campo asparago verde

Erika Angelini

L’Italia è tra i primi paesi produttori di asparago in Europa dopo Germania e Spagna, con una superficie stimata di circa 6.500 ettari, anche se di fatto gli investimenti, tra serra e pieno campo, sono attorno ai 9.500. Tra le regioni più vocate c’è la Puglia, dove si coltiva il 50% degli asparagi verdi in aziende agricole di grandi dimensioni, con superfici superiori ai 200 ettari. A seguire il Veneto, con 1800 ettari coltivati (80% di bianco) poi Campania, Toscana e Lazio. Anche la nostra regione è in buona posizione, con oltre 700 ettari, che rappresentano il 6-7% del totale. La maggior parte della produzione (525 ettari) è concentrata nel ferrarese, nella fascia litoranea caratterizzata da terreni sabbiosi e nelle aree di recente bonifica, dove i terreni sono torbosi, ricchi di sostanza organica e si prestano bene alla coltivazione di questa Liliaceae. Seguono a distanza le province di Bologna, Forlì-Cesena e Piacenza (dati Regione E-R e Istat).
Numeri interessanti, considerando che l’Italia produce un asparago di ottima qualità molto richiesto sul mercato e che in Emilia Romagna il prodotto ha ottenuto, da qualche anno, un’Indicazione geografica protetta per l’”Asparago Verde di Altedo Igp”.

Ma quali sono le prospettive produttive e di commercializzazione? Ce ne parla Luciano Trentini, uno dei massimi esperti a livello mondiale del comparto e promotore di International Asparagus Days, il più importante evento internazionale dedicato alla coltura, quest’anno previsto il 29 e 30 ottobre 2019 ad Angers, Francia.

Quale è l’attuale situazione produttiva e di mercato?

Si tratta di un’annata difficile per gli asparagicoltori, in particolare per l’andamento climatico. Il problema principale sono sbalzi termici e temperature troppo basse per il periodo, che stanno riducendo in maniera significativa la produzione.
Per contro, nei momenti di clima favorevole, si sono verificati abbondanti disponibilità di prodotto, soprattutto al Sud che in alcuni casi hanno depresso il mercato. Questo andamento climatico, inoltre, non favorisce i consumi di quello che è considerato il primo vero ortaggio primaverile.
Restano ancora pochi giorni di tempo per completare la raccolta, che terminerà attorno al 10 giugno. Vedremo se ci sarà un maggior equilibrio climatico e le asparagiaie non saranno particolarmente stressate e riusciranno a compensare, almeno in parte, la mancata produzione. A livello di prezzi, le quotazioni sono state buone a inizio campagna, poi hanno subito un calo e ora sono in ripresa. Solo al termine della campagna si potrà valutare se il calo produttivo verrà compensato da un prezzo finale medio interessante.

Come sta cambiando la raccolta a livello di meccanizzazione?

Una decina di anni fa servivano circa 3,5 kg di asparago per pagare un’ora di manodopera. Oggi la quantità di asparagi per la stessa ora di lavoro è salita a circa 7 kg. In questo contesto si sta lavorando per cercare di ridurre il costo della raccolta e del confezionamento. Molte operazioni sono meccanizzabili, in particolare il trapianto di zampe e piantine può essere fatto con una macchina che, in una sola operazione, apre lo scavo, pone a dimora la zampa, la copre e posiziona l’impianto irriguo, con un risparmio del 30-40 % rispetto ai metodi tradizionali d’impianto. Per quanto riguarda la raccolta, invece, l’agricoltore può utilizzare degli agevolatori che consentono all’operatore di muoversi più velocemente, riducendo i tempi e aumentando le rese da 25-28 kg all’ora contro i 12-15 kg raccolti con metodo tradizionale. Parliamo di macchine elettriche, dunque a basso impatto ambientale sia sull’aria che a livello di inquinamento acustico. Naturalmente il vero passo avanti sarebbe una efficiente raccoglitrice completamente automatica, che si sta cercando di mettere a punto in diversi paesi europei e non solo. Per quanto riguarda il confezionamento, le macchine commercializzate in Italia sono prevalentemente di costruzione tedesca o francese e sono capaci di suddividere grandi quantitativi di prodotto in più classi di calibro (da 4 a 8). Gli strumenti più innovativi a livello di meccanizzazione, tuttavia, sono ancora per la preparazione del terreno: da rimescolatori capaci di portare in profondità la sostanza organica alle macchine per il trapianto e il pirodiserbo particolarmente idonee per il biologico, fino a nuove sarchiatrici meccaniche ed elettroniche.

Quali sono le prospettive dell’asparago biologico?

Anche l’Italia si sta avvicinando alla produzione biologica dell’asparago, ma ci sono alcuni problemi a livello produttivo: la lotta alle erbe infestanti e la disponibilità di importanti quantità di sostanza organica da somministrare alla coltivazione, vista la crescente carenza nei nostri terreni.
Per quanto riguarda la commercializzazione, sta gradualmente crescendo l’interesse dei consumatori per questo tipo di coltivazione. Oltre ai negozi specializzati è la Grande distribuzione organizzata il principale sbocco dell’asparago bio. La Gdo chiede però quantitativi importanti per soddisfare il mercato e questo obiettivo può essere raggiunto solo con l’organizzazione produttiva e commerciale, che potrebbe garantire quel differenziale di prezzo in grado di soddisfare i produttori.

Agrimpresa online - Registrazione: tribunale di Bologna n. 6773 del 2 marzo 1998 - email: agrimpresa@cia.it - tel. 0516314340
Direttore responsabile: Claudio Ferri - Presidente: Cristiano Fini - Editore: Agricoltura è vita scarl
via Bigari 5/2 - 40128 - Bologna - P.iva 01818021204

WhatsApp chat
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: