Miele, discreta l’annata 2018

favo con miele

Alessandra Giovannini

I 3.900 produttori emiliano romagnoli hanno raccolto circa 2.900 tonnellate di miele

DALLA REDAZIONE – Il miele e gli apicoltori in primo piano grazie alla pubblicazione del report annuale curato dall’Osservatorio nazionale miele con sede a Castel San Pietro Terme, che rende noto l’andamento produttivo e di mercato per la stagione 2018 di questo prezioso prodotto. Nel report anche le informazioni dalla banca dati apistica istituita nel 2009 e che dal 2017 presenta l’elenco completo del panorama apistico. Dalle pagine emerge che al 1 marzo 2019 ci sono in Italia 55.877 apicoltori e gli alveari presenti sono 1.273.663. In Emilia Romagna gli apicoltori sono circa 3.900 con 140.000 alveari per una produzione di 2.900 tonnellate (dati Regione Emilia Romagna). Tutti numeri in linea con il 2017. La conferma arriva anche dalle parole di Giancarlo Naldi, direttore dell’Osservatorio nazionale miele che riassume anche la produzione stimata di miele. “A parte quella primaverile, in Emilia Romagna non è andata male, sia pure con grande disomogeneità da zona a zona. Dopo tre anni di raccolti magri e soprattutto dopo un 2017 pressoché tragico possiamo essere un po’ positivi”. In Italia si stima siano state prodotte circa 22.000 tonnellate di miele. Il 2018 è stato un anno con una partenza difficile a causa della forte siccità del 2017 che ha fatto sentire i suoi effetti anche in avvio di questa stagione e per il clima che ha contribuito a peggiorare una situazione già delicata. “Analizzando le principali fioriture, al nord si è tornati a fare l’acacia dopo anni molto magri ma purtroppo l’Emilia Romagna, con una media di 10 kg/alveare, ne produce meno della metà di quella attesa. Soddisfacente, sia pure con una certa irregolarità, il castagno e bene, sempre nella nostra regione, anche il tiglio prodotto in pianura”.

Particolarmente interessanti i dati che riguardano l’evolvere dell’apicoltura professionale che riportano un aumento degli apicoltori con partita Iva, di quegli operatori cioè che si rivolgono al mercato e che detengono la schiacciante maggioranza degli alveari. L’aumento degli apicoltori con partita Iva e l’aumento del numero degli alveari posseduti da questi professionisti qualifica l’apicoltura sul piano della tecnica apistica e anche dell’approccio al mercato. “L’Emilia Romagna – sottolinea ancora Giancarlo Naldi – sta perfettamente in questa evoluzione confermando alta capacità professionale e propensione ad anticipare le sfide, com’è stato fatto con l’intesa fra agricoltori ed apicoltori per la diffusione delle buone pratiche agricole e la difesa degli impollinatori. Un’intesa regionale che ha consentito, poi, di ampliare i settori di applicazione in un protocollo di carattere nazionale al quale hanno aderito molti protagonisti”. E i produttori dell’Emilia Romagna hanno grandi potenzialità ma anche un peso notevole dei fattori limitanti che gravano sul settore, ad iniziare dall’impatto degli eventi estremi sempre più frequenti, dovuti al cambiamento climatico, per continuare con i danni che si subiscono dall’utilizzo ancora diffuso di pratiche agricole scorrette, dalle patologie e dagli aggressori che incombono. “Un capitolo a parte andrà scritto sul mercato del miele che ha funzionato bene fino al mese di settembre e che ora registra gravi difficoltà che mettono a rischio il reddito dell’impresa apistica”.

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