Numeri e politica in disaccordo

Claudio Ferri direttore Agrimpresa

Claudio Ferri, direttore Agrimpresa

Chi pensa che numeri, cifre e dati economici elaborati da esperti di settore siano oggettivi si sbaglia. Recentemente il ministro dell’ Interno, Matteo Salvini, ha messo in discussione le proiezioni del presidente dell’Inps Boeri (economista bocconiano) circa i tanti soldini necessari per pagare le pensioni. Ed è un primo esempio. Tra i sempre più frequenti dibattiti che mettono in contrapposizione politici e studi di settore entra poi, con pari dignità, anche la discussa validità del trattato di libero scambio con il Canada, il Ceta, un accordo che divide anche le rappresentanze agricole. Da una parte Agrinsime, che raggruppa Cia, Confcooperative, LegaCoop, Agci, Confagricoltura e Copagri, favorevole al trattato, e dall’altra Coldiretti che si è sempre schierata contro. Di mezzo ci sono sempre le cifre che non collimano e, riguardo ai formaggi che sono arrivati in suolo canadese dall’Italia, i dati forniti dalle Dogane di quella nazione evidenziano che fino a maggio del 2018 l’export è cresciuto del 3,86%, pari ad oltre 2.500 tonnellate. Bene, in questa diatriba il titolare del Discastero agricolo prende tempo e dice di “voler prima capire con dati concreti se l’ accordo sia vantaggioso per il nostro Paese” ma, precisa, “per ora sembra di no”.
La titubanza di Centinaio deriva dal fatto che solo 41 Ig italiane su 249, ragiona il ministro dell’Agricoltura, sarebbero tutelate sul mercato canadese. Ma sempre la precisa freddezza dei numeri mette in luce che le 41 denominazioni italiane rappresentano il 90% del fatturato dell’export a marchio d’origine nel mondo. Meglio di niente, aggiungo io.

La guerra delle cifre non risparmia casa Coldiretti dove il presidente nazionale Moncalvo si dice contrario al Ceta (posizione assai nota) mentre Nicola Bertinelli, da poco al vertice della ‘associazione gialla’ parmense – nonché presidente del Consorzio del Parmigiano – prevede un aumento dell’export del ‘re dei formaggi’ grazie all’accordo.

Nella vicenda entra nel merito anche l’Aicig, l’Associazione italiana consorzi indicazioni geografiche, la quale propone di istituire un tavolo tecnico nazionale che possa valutare gli esiti di applicazione del Ceta “per portare dati oggettivi, numeri concreti e verificare l’effettiva applicazione dei contenuti dell’accordo rispetto ai prodotti Dop e Igp, al fine di formulare un giudizio completo, obiettivo e definitivo”. Insomma, l’Aicig riconduce il dibattito sulla concretezza dei numeri, come dire che su quelli bisogna fare affidamento, e non alle sensazioni o alle percezioni captate dai centri nervosi periferici che troppo spesso intercettano solo le note più chiassose.

Non è sbagliato individuare uno strumento tecnico che confermi – o smentisca – alcune affermazioni sul tema, e ben venga un organismo capace di fare chiarezza sulla reale portata dell’accordo.
D’altra parte un Tavolo tecnico (come una Commissione d’inchiesta, per trovare un parallelismo con la sfera politica), non si nega a nessuno.

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