Pomodoro da industria, Rabboni: “La contrattazione si concluda entro febbraio: è necessario giocare a carte scoperte su volumi, superfici e prezzi”

vignetta sul pomodoro

Claudio Ferri

Il report sulla campagna 2018 del pomodoro da industria del nord Italia evidenzia una flessione produttiva in campo e del prodotto consegnato alle imprese di trasformazione di circa il 13%. Il calo percentuale si riferisce al quantitativo stabilito nel Contratto d’area sottoscritto da Organizzazione dei produttori e trasformatori. La diminuzione è stata ‘provvidenziale’, perché le scorte nei magazzini erano abbondanti.

I dati sintetici e le valutazioni dell’annata sono riportati in un approfondimento di questo numero di Agrimpresa, che raccoglie anche valutazioni e commenti degli operatori di tutta la filiera. Il calo rispetto al contrattato 2018 è stato determinato principalmente da grandinate e rovesci stagionali, da maturazioni troppo precoci e dai danni indotti dalla improvvisa proliferazione in provincia di Piacenza del ragnetto rosso. “L’Oi, Organizzazione interprofessionale del pomodoro da industria – dice il presidente Tiberio Rabboni – per quanto di sua competenza ha effettuato i controlli previsti dalle regole condivise e, nei pochi casi segnalati, è prontamente intervenuta con le procedure di contestazione previste dal nostro regolamento e, in un caso, anche erogando una sanzione economica al firmatario di un contratto non conforme a quello Quadro del Nord Italia”.

Le relazioni tra industria e produttori nel corso delle trattative rappresentano un punto critico per il buon inizio della campagna dove gli agricoltori hanno bisogno di certezze sul prezzo, ma serve un accordo chiaro su qualità e volumi da produrre.

“La normativa europea ed italiana impedisce alle Organizzazioni interprofessionali di partecipare alla contrattazione d’area ed aziendale che riguarda esclusivamente le Op, Organizzazione dei produttori, e i trasformatori – aggiunge Rabboni -, ma il mio auspicio è che la contrattazione 2019 inizi per tempo e si concluda inderogabilmente entro febbraio. A mio avviso, inoltre, in quell’ambito si deve giocare a carte scoperte sulle superfici ed i quantitativi necessari correlati alle effettive potenzialità del mercato e che si trovi un punto di equilibrio sul prezzo di riferimento, per soddisfare le sacrosante aspettative di redditività degli agricoltori e quelle di qualità e competitività internazionale dei trasformatori”.

L’Oi non può quindi partecipare alla contrattazione, può invece supportare – e l’organismo è disponibile e pronto a farlo – un miglioramento della contrattazione fornendo servizi e funzioni. “Intanto, raccogliendo subito dalle imprese di trasformazione i fabbisogni di pomodoro per la nuova campagna – precisa il presidente – elaborando e restituendo alla filiera i dati ‘ragionati’, proiettandoli e convertendoli in ettari e territori, concorrendo alla elaborazione di un più efficace e responsabilizzante meccanismo di programmazione produttiva, contemplando al contempo strumenti o sedi per governare collegialmente eventuali situazioni puntuali di deficit di pomodoro, come si è verificato quest’anno, rafforzando i compiti di vigilanza e controllo sul rispetto delle regole condivise e sui vincoli dei Contratti sottoscritti, d’area e aziendali. Naturalmente per farlo abbiamo bisogno di ricevere mandati precisi dal Contratto Quadro e dai nostri soci”.

Intanto è nata l’Interprofessione del pomodoro centro-sud. L’iter burocratico per il riconoscimento si è concluso negli uffici del Dicastero agricolo e si attende, nei prossimi mesi, la pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale. “Il riconoscimento dell’Organizzazione Interprofessionale del Pomodoro da industria, bacino Centro Sud Italia, è un atto importante. L’esistenza di due interprofessioni non è un ostacolo allo sviluppo di politiche nazionali – sottolinea Rabboni – al contrario, ne costituisce la premessa. In Italia esistono infatti in questo comparto due distinti distretti produttivi, tra loro diversi e scarsamente sovrapponibili, per bacini produttivi, relazioni tra produttori e imprese di trasformazione, tipologia di prodotti finiti. Per questo nel 2011 è stata costituita l’Interprofessione del Nord Italia e recentemente quella del Centro-Sud. Ora i due organismi – conclude Rabboni – pur interpreti delle rispettive specificità, potranno individuare, condividere e cooperare alla realizzazione di obiettivi comuni di carattere nazionale”.

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