Prima la siccità, poi le piogge: vigneti collassati nella Bassa modenese

vigna allagata

MODENA – Dalla siccità al colpo di coda dell’inverno: e pare proprio sia stata la carenza idrica dei mesi invernali a determinare il collasso di decine di ettari di lambrusco, della varietà Salamino. Vigneti che non hanno praticamente germogliato, benché la stagione sia già avanzata. A segnalarlo è il presidente di Cia – Agricoltori Italiani della provincia di Modena, Alberto Notari, che ha raccolto le testimonianze di numerosi viticoltori e che lui stesso, produttore viticolo, ha potuto constatare anche nel proprio vigneto.

“È stato un inverno decisamente anomalo – commenta Notari – ma nessuno si aspettava una risposta vegetativa di questo tipo. Inoltre, anche in altre aree vengono segnalate situazioni del tutto atipiche che fanno preoccupare. Inizialmente si pensava ad un normale ritardo della germogliazione – chiarisce – ma ormai i tempi si allungano e si teme il collasso dei vigneti con perdite incalcolabili. Sicuramente il cambiamento climatico ha un peso determinante in questo comportamento delle piante, fenomeno peraltro osservato anche in alcune varietà di pere nella Bassa modenese. I tecnici ipotizzano che la scarsa umidità del terreno nel periodo invernale non abbia permesso alle gemme di giungere a maturazione, tant’è che il fenomeno tipico del ‘pianto della vite’ in alcune zone non è avvento, proprio a causa della marcata siccità. Il Salamino di Santa Croce è la varietà più colpita, quindi evidentemente la più suscettibile alle circostanze.

È mancata anche la nebbia, e il tipico microclima padano che favorisce l’idratazione delle piante. In Trentino chiamo queste situazioni da inverno da ‘gelo secco’ cioè particolari condizioni di siccità che determinano fenomeni di stress per le piante. Non sappiamo come reagiranno le viti per la mancanza di precedenti, se non parzialmente riscontrati nel 2017, e per le condizioni meteo delle prossime settimane che non fanno prevedere una stagione prettamente primaverile.

Certo è – conclude Notari – che se le piante non reagiranno il danno sarà ingente sotto l’aspetto produttivo e per gli elevati costi dovuti al rinnovo degli impianti collassati.

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