Riformare la legge sulla caccia

Claudio Ferri direttore Agrimpresa

Claudio Ferri, direttore Agrimpresa

Se in auto un fagiano ti attraversa la strada non ti preoccupi. Una lepre rischia di farti sbandare, ma caprioli e cinghiali potrebbero danneggiarti seriamente il veicolo e portarti fuori strada con conseguenze spiacevoli. Non è terrorismo mediatico, ma si tratta di episodi ormai all’ordine del giorno, spesso non riportati dalle cronache se non quando ci scappa il morto. Si dirà che sono animali selvatici e nulla si può fare per limitare i pericoli, ma è pur vero che una tale densità di ungulati, mai vista, fa aumentare in modo esponenziale i rischi sulle strade. Non è solo un problema di pericolosità nella circolazione, certo importante, ma l’eccesso di selvatici ‘pesanti’ anche nelle aree di pianura comporta il dover subire incalcolabili danni alle colture. Questa difficile convivenza per agricoltori non è più sopportabile ed è per tale motivo che Cia si è fatta promotrice di una proposta di riforma della legge in materia di caccia e gestione faunistica.

Innanzitutto la Confederazione fa una distinzione netta tra caccia e attività di controllo, tra gestione della fauna selvatica ed esercizio venatorio, indica il passaggio dal concetto di protezione della fauna a quello di gestione. Sono alcuni principi, ma non i soli, che l’Organizzazione ha posto al centro di un articolato documento già consegnato a Camera e Senato. L’obiettivo è quello di rivedere la legge 157 ‘Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio’ varata nel 1992.

daino in stradaIl primo articolo recita “La fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato ed è tutelata nell’interesse della comunità nazionale ed internazionale”. Il punto successivo rimarca che “l’esercizio dell’attività venatoria è consentito purchè non contrasti con l’esigenza di conservazione della fauna selvatica e non arrechi danno effettivo alle produzioni agricole”. E in queste ultime declinazioni della attuale norma che Cia intende fare leva introducendo, tra gli articolati, il concetto di ‘gestione’ e non ‘protezione’ della fauna.

Ventisette anni dopo il varo della ‘157’ lo scenario è mutato radicalmente e se un tempo c’erano specie selvatiche a rischio, ora assistiamo ad una eccessiva proliferazione di animali che esercitano una pressione sulle colture di difficile contenimento. Gli agricoltori rivendicano il diritto di difendere le proprie produzioni e soprattutto di vedersi rimborsati i danni che erodono il reddito agricolo, in caduta libera negli ultimi anni.

Nel contesto nazionale in cui c’è una netta flessione delle doppiette, il tema del contrasto degli ungulati cacciabili diventa sempre più attuale perchè si prospetta, nell’immediato futuro, la necessità di ricorrere a personale specializzato in grado di intervenire nelle situazioni di criticità.

La proposta che Cia mette in campo ha elementi oggettivi che non possono essere disconosciuti dal legislatore: dal quale il mondo agricolo attende risposte concrete, oltre ad auspicare che possano essere analizzati gli articolati senza condizionamenti da un animalismo radicale capace di influenzare una politica a caccia di voti.

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