“Serve un coordinamento tra le associazioni agricole”

Il presidente della Cia imolese Giordano Zambrini in una lettera inviata ai vertici di Coldiretti sollecita progettualità condivise fra le varie organizzazioni: ne parla in questa intervista

IMOLA – “Ho sempre sostenuto che il nostro settore ha bisogno di maggiore unità sindacale. Invece c’è un’assenza di strategie condivise per la salvaguardia del reddito delle imprese agricole”. Lo sostiene il presidente della Cia imolese Giordano Zambrini riprendendo alcuni passaggi di una lettera inviata alla presidenza di Coldiretti Bologna.

“Va ripensato tutto il percorso che deve portare a ottenere la redditività, perché rimane in mano a pochi e sicuramente non va in mano ai produttori”. Il problema va affrontato in modo unitario e con la lettera Zambrini ha chiesto anche di conoscere il nuovo presidente di Bologna” per capire se c’è la volontà di aprire un percorso progettuale sul territorio – spiega il presidente Cia -. Non possiamo pensare che devono sempre essere gli altri a fare le cose: le esperienze nuove devono partire anche dal territorio in cui viviamo perché altrimenti non saremmo di buon esempio e nemmeno credibili”.

Il settore agricolo – continua Zambrini –  ha bisogno di ripensarsi a livello di rappresentanza, partendo da progetti che diano valore al territorio, alle aziende agricole e al loro reddito. Dobbiamo promuovere salubrità e di tutela ambientale non solo degli agricoltori, ma anche a chi svolge attività industriale e artigianale. Tutto un territorio deve essere partecipe di un percorso unitario.

Finora, però, non è arrivata nessuna risposta da Coldiretti e forse non arriverà perché quell’organizzazione si basa su un sistema piramidale e le direttive arrivano dall’alto e tutti devono ubbidire. Da qui nasce il problema vero: non c’è da parte loro autonomia decisionale, e fanno quindi fatica ad avere relazioni e confronti con gli altri.

Questo meccanismo, però, è molto pericoloso perché continua a creare una situazione particolare: di fatto questa organizzazione sta lavorando non tanto per le proprie aziende, non tanto per i propri associati, non tanto per il mondo agricolo, ma per la sopravvivenza di un sistema interno, fatto anche di grandi privilegi per alcuni personaggi.

Coldiretti non sta tutelando le imprese agricole, ma si occupa della tutela dell’industria agroalimentare e sappiamo che quell’industria è uno degli anelli delle filiere che trattiene maggior valore aggiunto. La mia è certamente un’analisi parziale e forse incompleta, ma il silenzio sulle proposte di collaborazione parla chiaro”.

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