Settore florovivaistico vulnerabile sul fronte fitosanitario

Roberto Chiti, presidente Gie – Gruppo di interesse floricolo nazionale

Nel mondo il settore florovivaistico è rappresentato per un terzo dall’Ue, con una produzione pari al 31% del mercato globale. L’Europa a 28 con 18.500 milioni di euro (a prezzi costanti) resta leader nel mondo con un trend più o meno lineare dal 2006. Nel contesto descritto l’Italia perde quote di valore della produzione, mentre avanzano Francia e Germania. Avanzano anche alcuni stati Ue tra cui la Polonia che ha raddoppiato le superfici dal 2006, la Spagna che continua ad investire nel settore, così come l’Olanda che da sempre punta nel settore verde per eccellenza. Qualche timido segnale di ripresa comunque i florovivaisti lo cominciano ad intravedere, anche perché dati a parte, l’Italia continua ad essere il secondo Paese in Ue dopo la Germania per il trade intra Ue (Olanda a parte). Sul fronte europeo continuiamo a mantenere un buon livello di esportazioni che è in crescita, nonostante la crisi che si è abbattuta sul settore a partire dal 2008. I segnali positivi si apprezzano nelle fiere internazionali come l’Ipm di Essen, dove quest’anno sono aumentati gli ordinativi del verde made in Italy.

Ma, buoni segnali li troviamo anche in casa, dove il Governo attuale ha inserito il bonus verde nell’ultima legge di bilancio, un’occasione per lo sviluppo di tutta la filiera del verde ma anche dell’indotto, tra cui lo ricordiamo, c’è anche il turismo del Belpaese. Chiaramente non ci si illude, i segnali di ripresa vanno trasformati in opportunità di crescita per il settore e su questo fronte molto lavoro va ancora fatto. La filiera del settore non è strutturata, occorre aggregare le imprese e renderle più competitive sui mercati. Con un sistema di filiera e di distribuzione del prodotto fatto di moltissime aziende di piccole dimensioni ad esempio, si potrebbe essere molto più competitivi. Le fitopatie emergenti, come la Xylella Fastidiosa, con la globalizzazione degli scambi e l’aumento dei fenomeni legati al cambiamento climatico, hanno dimostrato chiaramente la vulnerabilità del settore sul fronte fitosanitario.

L’Ue ha già varato un complesso di norme che vanno sotto il nome di pacchetto per la salute dei vegetali, che consentiranno di contrastare i danni causati dalle malattie delle piante, ma occorre giocare di anticipo e riuscire a cogliere la sfida fitosanitaria per aumentare la sicurezza e la qualità dei prodotti del florovivaismo e per guadagnare nuove fette di mercato.

Occorre tornare ad investire in ricerca per il settore, senza la ricerca e l’innovazione i produttori italiani rischiano sempre più la dipendenza dall’estero e il pagamento di royalty sempre più costose. In Italia manca ancora una cultura del verde che guardi ai numerosi benefici che esso apporta. Una cultura come quella dei Paesi del nord Europa, che hanno inteso già da anni l’importanza di un verde curato per la salute e il benessere delle persone.

Eppure, vantiamo il triste primato di essere uno dei Paesi Ue con la peggiore qualità dell’aria, quanti benefici anche economici si otterrebbero sul fronte delle malattie respiratorie, con un maggiore apporto di verde nelle nostre città inquinate? Per il settore florovivaistico la green economy inizia dunque da una maggiore consapevolezza del valore multifunzionale del verde a tutti livelli, filiera del settore compresa.

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