Un luppolo in ‘salsa’ romagnola

luppolo

Emer Sani

GRATTACOPPA (Ravenna) – La società agricola Bellavista delle sorelle Nati di Grattacoppa, insieme ad altre aziende, ha dato vita nel luglio 2018 alla Cooperativa Luppoli Italiani che, nella campagna ravennate, coltiva e lavora circa 7 ettari di luppolo.“Siamo la più grande realtà aggregata d’Italia, in tutta la penisola sono censiti dal Crea circa 30 ettari, tutti impianti di piccole dimensioni. Per noi – spiega Michela Nati, la presidente della cooperativa – è un salto nel buio, ma ci crediamo”.

L’azienda agricola Bellavista coltiva circa 30 ettari fra vigneto, cereali, orticole e sementi. “Ora ci siamo lanciate nella coltivazione del luppolo: è dal 2015 che ci stiamo lavorando, in collaborazione con la cooperativa Terremerse, che già aveva a dimora un luppoleto sperimentale; abbiamo sviluppato il progetto e insieme ad altre quattro aziende abbiamo fondato la cooperativa. Ci siamo attrezzati con macchinari, in maggioranza acquistati in Germania, necessari per la raccolta, la defogliazione, l’essicazione e la pressatura del fiore del luppolo. Operazioni che facciamo noi direttamente, mentre l’ultima lavorazione di trasformazione in pellet viene fatta in Germania perchè in Italia non sono presenti aziende che garantiscano un processo di buona qualità. In particolare, si è optato per il ‘soft pellet’ che essendo più morbido di quello tradizionale consente una migliore diluizione nel processo di birrificazione, sia che il prodotto sia utilizzato in cottura che in dry hopping”.

le sorelle NatiIl luppoleto dell’azienda Bellavista copre 1,3 ettari. “Le varietà coltivate dalle aziende e lavorate dalla cooperativa comprendono una varietà sperimentale, la Smv12, con particolari caratteristiche di alfa acidi; varietà americane, scelte per affinità di clima, quali Cascade, Chinook, Centennial, Nugget e ci stiamo interessando ad altre che hanno richiesto i birrifici. Il primo raccolto è stato fatto tra i primi di settembre e i primi di ottobre dello scorso anno, le analisi confermano le buone proprietà organolettiche e buoni valori di oli essenziali. Quel luppolo ha già preso la strada della trasformazione: una piccola parte di fiore fresco è stata usata subito dal birrificio San Giminiano per la creazione di una birra stagionale; una buona parte di quello essiccato in fiore e pressato l’ha voluto il birrificio ‘Amarcord’ di Rimini, che ha i macchinari adatti per quel tipo di lavorazione e, a dicembre, ha creato la linea Iga (Italia grape ale), ovvero una birra con mosto di sangiovese del podere Vecciano e il nostro luppolo. Come hanno scritto loro sulla bellissima confezione natalizia “La nostra terra in un bicchiere”. Il resto del raccolto è stato spedito in Germania in balle pressate ed è tornato in versione soft pellet pochi giorni fa, in confezioni da cinque chili sigillate in atmosfera protetta, pronte per la vendita”.

Oltre all’azienda Bellavista delle sorelle Nati, fanno parte della Cooperativa Luppoli Italiani anche Riccardo Bellosi di Grattacoppa, Giulio D’Avella di Rossetta, Alessandro Tedaldi di Anita e Menta e Rosmarino di Valentina e Michele Plazzi di Russi. “In questo momento siamo soddisfatti, anche se c’è ancora tanto da lavorare perchè la filiera va seguita dalla coltivazione alla commercializzazione. In questo senso Terremerse ci sta supportando con il reparto ricerca e sviluppo e ci sta dando una notevole mano anche con la vendita – prosegue la Nati -, ci avvaliamo inoltre della consulenza di un agronomo tedesco che sin dall’inizio ci ha seguito ed è venuto da noi sia a settembre, al momento della raccolta, che pochi giorni fa, perchè adesso il luppolo è ancora dormiente ma dobbiamo prepararci alle lavorazioni da fare in fase di sviluppo, che partirà a breve”. Il settore della birra artigianale è da anni in crescita.

“In Italia sono censiti, al 2017, ben 849 birrifici fra artigianali e agricoli, che ora acquistano luppolo, escludendo una piccolissima parte di autoprodotto, sostanzialmente di produzione estera. Secondo noi, la differenza che può fare il nostro prodotto è quella di valorizzare il nostro lavoro agricolo, il nostro territorio e di far sì che la birra si possa certificare italiana al 100%”.

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