Verso un’alleanza del Lambrusco cominciando da Reggio e Modena

Maggio 2016

VERONA – Se il Vinitaly di quest’anno passerà alla storia per la sua edizione numero 50, i produttori di Lambrusco da questo evento raccolgono importanti novità.

La presentazione del testo unico del vino, che introduce aspetti fondamentali anche per il vino frizzante emiliano, come il contrassegno sulla bottiglia a tutela dalle frodi, ed il varo di un progetto comune tra le province di Modena e Reggio per la costituzione del Cluster del Lambrusco.

Di questo si è parlato in un convegno voluto dalla senatrice reggiana Leana Pignedoli e dal collega modenese Stefano Vaccari ed al quale hanno partecipato 35 sindaci di comuni delle provincie di Modena e di Reggio. L’iniziativa, che si è svolta nella sala eventi dell’enoteca regionale Emilia Romagna al Vinitaly, rappresenta la reazione alle recenti vicende legate alla liberalizzazione della denominazione Lambrusco a livello europeo e che ad oggi è scongiurata; rappresenta poi la prosecuzione di un recente incontro ad Arceto di Scandiano, al quale era presente anche il Ministro del Mipaaf Maurizio Martina.

È per questo motivo (i recenti rischi) che occorre passare all’attacco, è emerso dal partecipato convegno, con la costituzione di un Cluster che è una forma molto più evoluta di distretto. L’idea, alla quale sta lavorando da anni il sindaco di Bomporto Alberto Borghi, è quella di costituire il Cluster del Lambrusco che raggruppa tutti gli attori della filiera, a partire dai vivaisti produttori di barbatelle fino ai ristoratori che presentano le bottiglie al consumatore, per dar vita ad un nuovo metodo di lavoro e collaborazione che non va ad intaccare le singola autonomie ma le rafforza nell’intento comune di valorizzare il territorio che genera questo vino.

Ora ci sono dieci denominazioni, tra dop, doc e igp, per il vino Lambrusco che si produce nelle province di Modena, di Reggio e in parte delle province di Parma e Mantova, ma l’obiettivo futuro è di superare i campanilismi e di raggrupparle in una unica dop.

Dopo l’intervento di Alessio Mammi, sindaco di Scandiano, su “L’idea Wine Cluster del Lambrusco, perchè cluster e non distretto”, “Perchè nel cluster del vino – ha spiegato Borghi – ci sono relazioni, competitività, interrelazioni tra le imprese e le istituzioni in sinergia con tutti I soggetti del territorio, che devono diventare parte attiva per la crescita”.
Borghi ha poi dato appuntamento a tutti a Bomporto per un incontro tecnico che si dovrà tenere nei prossimi mesi. “Un incontro per arrivare ad un’unica doc sul Lambrusco, al quale parteciperanno anche alcuni altri Wine cluster europei”.

Ermi Bagni, direttore del Consorzio di tutela modenese e dell’igp, è poi intervenuto per sottolineare: “Il Lambrusco, ancor prima di essere un vitigno e un vino, identifica un territorio compreso tra le province di Modena, Reggio e parte di Parma e Mantova, con 16 mila ettari di vigneto, 170 milioni di bottiglie prodotte ogni anno e un fatturato complessivo di 600 milioni di euro”.

Senza dimenticare che è tra i vini italiani più esportati e conosciuti all’estero, dato che solo di recente è stato scavalcato al primo posto, superato dal Prosecco che sta avendo un autentico boom.

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